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Humanist

La responsabilità di raccontare

La fine di MTV può essere letta come il segnale di una crisi più profonda: non delle storie, ma della narrazione come forma di pensiero condiviso. In un tempo di sovraccarico e frammentazione, raccontare diventa un atto fragile e insieme carico di responsabilità.
Lea Iandiorio

Confini di classe di Lea Ypi: cittadinanza, democrazia e nuova lotta di classe

Confini di classe. Diseguaglianze, migrazione e cittadinanza nello stato capitalista
Lea Ypi
Feltrinelli 2025
80 pp., € 10

“La pelle” di Maurizio Ferraris: cosa significa pensare nell’epoca dell’intelligenza artificiale

La pelle. Che cosa significa pensare nell’epoca dell’intelligenza artificiale
Maurizio Ferraris
Il Mulino 2025
304 pp., € 18

Un racconto salverà il mondo

La crisi della narrazione di cui tanto si parla non è della parola, ma del pensiero che non racconta più. Siamo ancora capaci di narrare esperienze, emozioni, sogni? Dalle fiabe perdute alle fanfiction, un viaggio tra le radici cognitive e culturali del racconto umano.
(Maria Antonietta Nigro)

La narrazione si fa ancora più viva!

Cosa può ancora la letteratura? Dalla lotta dei minatori di Germinale alla ribellione silenziosa dell’Ancella, fino alla visione di 1984: cinque libri che hanno trasformato immaginari e azioni collettive.
(Claudio Musso)

La forza e la crisi della narrazione

Vivian Gornick vede nella narrazione un dono che nasce dai frammenti dell’esperienza. Byung-Chul Han ne racconta invece la crisi nell’epoca digitale. Due visioni che si intrecciano per interrogarci su cosa resta oggi delle storie.
(Silvia Acierno)

Come rendersi infelici (e forse contenti): la lezione di Paul Watzlawick

Istruzioni per rendersi infelici
Paul Watzlawick
F. Fusaro (Traduttore)
Feltrinelli 2013
112 pp., € 9,50

Immaginare l’inimmaginabile: “Guerra Nucleare” di Annie Jacobsen

Nel libro Guerra Nucleare – Uno scenario, la giornalista Annie Jacobsen ricostruisce, con rigore e tono da mockumentary, un possibile attacco nucleare e le decisioni che ne seguirebbero nei primi 25 minuti. Tra riferimenti a Ronald Reagan, The Day After e alla logica della deterrenza ereditata dalla Guerra Fredda, il libro offre una riflessione cruda e necessaria sulla vulnerabilità del presente e sull’urgenza di tornare a discutere di disarmo.

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