Mi sono avvicinata a Coscienza di Teresa Colom dopo aver ascoltato un’intervista di Dan Brown sulla coscienza e sulla vita dopo la morte (un salto quantico, lo ammetto). Ma il titolo parlante, la copertina evocativa e, soprattutto, la scoperta che quest’autrice catalana aveva scritto il romanzo nel 2019 mi hanno incuriosita (Colom, tra le altre cose, profetizza che lo smart working del futuro non sarebbe stato poi così apprezzato. E infatti…).
Coscienza è un romanzo interamente costruito sul world building: maniacale, visionario, si avventura nei territori più estremi dell’immaginazione tecnologica.
In un futuro prossimo, segnato da una catastrofe ecologica (niente natura, niente ambiente, niente animali) e da un progresso scientifico senza freni, la mente umana può essere trasferita in una macchina dopo la morte. Con il neurotrapasso, l’immortalità digitale è garantita: la coscienza sopravvive, il corpo diventa superfluo (e anzi non ammesso). Le regole di questo nuovo mondo sono rigide: niente corpo, neppure come ologramma; pagamento anticipato per l’”abbonamento all’eternità”; visite rare dagli esterni. Le “menti” possono leggere, guardare film, socializzare con altre menti, fare sedute con lo psicologo. Ma è davvero questo, essere vivi?
Colom pone la domanda giusta: basta la trasposizione della coscienza per conservare la nostra identità? O sono i legami, la memoria, la vulnerabilità del corpo a renderci umani?
L’autrice costruisce un universo plausibile e inquietante, in linea con le distopie morali di Blade Runner e con certi episodi di Black Mirror: un futuro in cui gli interessi economici prevalgono su quelli etici, e dove la promessa di immortalità svela il suo prezzo più alto: la perdita del senso di sé.
Il romanzo intreccia due linee temporali: il presente del 2090 e un arco di flashback che torna fino al 2037, “anno della Morte delle Quattro Stagioni”, quando la tecnologia del neurotrapasso si è affermata ed è stata regolamentata. In questa struttura, Colom alterna la vicenda personale di Laura Verns, morta da vent’anni ma ancora “viva” nella sua vita di continuazione, alla cronaca del mondo che ha reso possibile tutto questo.
Quando Laura riceve la visita virtuale di Nicolai, un vecchio amico che non vede da vent’anni, scopre che la società che ospita la sua mente digitale intende disconnetterla per un’anomalia nel suo comportamento. Già, perché le emozioni, in questo mondo, sono monitorate: troppa tristezza può mettere in crisi l’equilibrio del sistema. Tutte le conversazioni, gli stati d’animo vengono monitorati per evitare il ripetersi della grande crisi del 2054, quando una delle società di “hosting delle vite di continuità” è fallita a causa dell’intensificarsi delle “brutte giornate” dei propri clienti (che chiedevano a gran voce la disconnessione e la risoluzione dei contratti).
È allora che Laura deve fare i conti con il passato e con ciò che aveva scelto di dimenticare, una corsa contro il tempo.
Ne risulta non solo una distopia tecnologica, ma un esperimento filosofico ed emotivo sulle frontiere della vita e della memoria.
È nei personaggi, nelle loro paure e nella nostalgia del corpo, che Colom tocca le corde più autentiche. Quando invece la narrazione si concentra sul funzionamento del sistema e sulle spiegazioni tecnologiche, la tensione si affievolisce: il world-building, pur notevole, tende a schiacciare la trama, a diluire qualsiasi impatto emotivo. Avrei preferito che la costruzione del mondo emergesse attraverso la trama principale. Poco conflitto, poca tensione: ma un finale capace di riscattare tutto, dove l’errore umano – inteso come scelta “sbagliata” – presenta il conto anche a distanza di anni.
Coscienza è un romanzo imperfetto e ambizioso, ma che fa riflettere, osando affrontare il confine più fragile di tutti: quello tra la vita e la sua brutta copia.
A chi è consigliato
- Per lettori di fantascienza etica e cerebrale, più interessati alle domande filosofiche che all’azione.
- Per chi apprezza le distopie poetiche, in bilico tra introspezione e critica sociale (più Black Mirror che Star Wars)
- Per chi non teme lentezze narrative: il romanzo è denso, descrittivo, costruito su idee più che su colpi di scena.
- Per chi ama le scritture eleganti e concettuali, con una vena lirica che traspare anche nella speculazione tecnologica (Colom viene dalla poesia, e si sente).
- Per chi riflette su identità e memoria, su cosa resti dell’essere umano quando la mente si separa dal corpo.
Per accompagnare la lettura, si consiglia musica sospesa tra elettronica minimale e malinconia organica, un sound ipnotico e cerebrale che rifletta l’atmosfera del romanzo, sospesa tra emozione e alienazione, come: Massive Attack, Portishead, Sigur Ros.
Patrizia Carrozza
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