Ci sono libri che si leggono. E poi ci sono libri che si attraversano.
Quello di Toni Spagone, Guida agli operatori piemontesi, per me è stato proprio questo: un viaggio – vasto, sorprendente, molto più ricco di quanto immaginassi – dentro quel mondo che io chiamo “ecologia personale”. Quell’insieme di pratiche, attenzioni e discipline parallele alle cure tradizionali che ci aiutano a capire chi siamo quando non stiamo correndo, e soprattutto come possiamo prenderci cura di noi in modo profondo, olistico e sostenibile.
Non è un manuale accademico (fortunatamente). Non è nemmeno la solita guida che elenca servizi “benessere” in modo impersonale. È un mosaico vivo di persone, pratiche e storie che abitano il territorio piemontese e che lavorano ogni giorno per accompagnare le persone verso un equilibrio che non è mai perfetto, ma sempre possibile. Sempre in movimento. Sempre in evoluzione.
E qui sta la forza del libro: non pretende di essere esaustivo – e sarebbe impossibile, vista la varietà delle figure professionali presenti in regione – ma offre una mappa nitida, curiosa e generosa di ciò che c’è e di ciò che possiamo esplorare. Non ti dice “questa è la strada”: ti mette in mano una bussola.
Il percorso inizia con uno dei miei temi preferiti: la nutrizione, quel capitolo della vita in cui sono immersa da sempre, essendo vegetariana e convinta che il cibo sia il primo linguaggio con cui parliamo al nostro corpo. E poi via, un susseguirsi di mondi: yoga, shiatsu, riflessologia facciale, metodo Feldenkrais, Sanadora Chiara, massaggio thai royal, operatori olistici materno-infantili, iridologia, “coccole time”, pranic healing, osteopatia, medicina quantistica e biorisonanza, biomagnetismo Seitai, Access Bars, pilates, taping e kinesiologia, massaggio kobido, coppettazione hijama, medicina tradizionale cinese, qi gong, reiki, omeopatia, inner dance, aromaterapia, floriterapia, theta healing, ayurveda, counseling, life coaching, psicoterapia, ipnosi regressiva, mental coaching, fino ad arrivare ai mondi più “energetici” e simbolici: genesa, pentasfera, campane tibetane, pietre dure, gong, mandala, candele.
E no, non li ho citati nemmeno tutti.
Quello che colpisce è il modo: ogni voce è presentata con chiarezza, senso pratico e rispetto. Non c’è mai giudizio, mai sensazionalismo, mai banalizzazione. C’è la volontà di spiegare in cosa consista ogni pratica, a chi può servire davvero, quali benefici ci si può aspettare e come scegliere l’operatore giusto. In una giungla in cui spesso ci si perde (e a volte ci si brucia), questa guida è una mano tesa.
Leggendo, mi sono ritrovata più volte a pensare a quanto sia potente avere qualcosa del genere in Piemonte: una sorta di “atlante del benessere consapevole”, che unisce tradizione e innovazione, corpo e mente, scienza e intuizione.
E soprattutto un invito gentile – ma deciso – a ricordarci che la cura personale non è un lusso, né un progetto da rimandare. È un percorso.
E come tutti i percorsi, ha bisogno di strumenti, di guide e di persone preparate.
Per me il valore del libro è tutto qui: ti aiuta a capire da dove iniziare.
O da dove ripartire, se ti sei perso per strada (può capitare, eccome).
È un testo che consiglio a chi vuole approfondire, a chi è curioso, a chi sente che è “ora di fare qualcosa per sé” ma non ha idea di cosa. E anche a chi lavora già nel benessere e desidera conoscere la rete intorno a sé.
Un viaggio ricco, vario, a tratti sorprendente.
Una guida onesta, ben curata, che mette ordine senza ingabbiare.
E uno strumento prezioso per costruire – finalmente – la propria personale mappa di ecologia.
Eugenia Brini

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