È impossibile sfuggire dal proprio passato.

Conosciamo davvero fino in fondo le persone che ci sono vicine? Quali sono i segreti che ogni persona porta con sé? È questa la domanda che, tra le altre, salta “ripetutamene il delfino del dubbio” nella mente del lettore.

Chi è davvero Adrian Schneider, il burbero e solitario protagonista di questo romanzo?

Può “un uomo continuare ad essere un uomo dopo gli orrori che ha compiuto?Visto che esserlo significa vivere con la propria coscienza e con gli affetti […] Com’è possibile continuare a essere uomini, vivendo la propria vita, quando l’ombra alle proprie spalle è quella di un mostro […] vivere come se il male fatto non fosse d’inciampo al vivere”?

Le prime pagine della narrazione non fanno presagire nulla di quanto avverrà nel proseguio del racconto ambientato a San Josè, un piccolo paese situato nella parte nord- orientale dell’Argentina: Ania che si scoprirà essere fuggita dalla Germania per evitare le persecuzioni razziali, si occupa di Adrian uomo ottantenne solitario, i cui unici parenti sono la cognata Loida con il marito Alejandro e il figlio Ruben. Tutto cambia quando, attraverso una notizia riportata sul giornale locale, la Storia con la esse maiuscola fa irruzione nella storia dei protagonisti del romanzo, nelle relazioni tra di loro, obbligandoli a rileggere con occhi nuovi alcuni avvenimenti del passato.

Le vicende, la cui scansione temporale è precisata nei titoli dei diversi capitoli, si svolgono in poco più di una settimana, che, in modo molto sapiente, l’autore colloca tra il 20 e il 27 marzo i giorni che corrispondo all’inizio dell’autunno nell’emisfero australe e della primavera nell’emisfero boreale.

Un uomo in Argentina non è solo un viaggio nelle vicende del XX secolo, una rilettura, al confine tra realtà storica e finzione, di alcuni avvenimenti legati al nazi fascismo, ma è anche e soprattutto una  riflessione sul valore del passato e  dei ricordi da quelli “che restano nel cervello e dei quali non si parlerà mai con nessuno” e che appartengono soltanto alla persona a quelli “inconsci, che neppure si sa di avere o si ammette di avere”, da quelli “brutti o tristi  di cui è necessario parlare” a quelli belli e/o piacevoli “dei quali si vuole parlare spesso e quando li si ricorda danno calore e colore all’esistenza di chi li possiede, qualche volta di chi li ascolta”, ma soprattutto dei ricordi che “restano innestati nel cervello per tantissimo tempo, senza che se ne parli, ma a un certo punto diventano cruciali”.

Una storia nella quale il dialogo, inteso in senso etimologico come significato che nasce dallo scambio reale e profondo, è il vero cardine portante della narrazione: i continui passaggi, nel succedersi dei capitoli, tra le vicende narrate e quelle passate che hanno in qualche modo coinvolto i personaggi  del romanzo, gli innumerevoli scambi verbali ed epistolari attraverso i quali l’autore guida il lettore alla scoperta e alla condivisione di avvenimenti più o meno importanti.

E strettamente collegate al dialogo vi sono le relazioni tra i diversi protagonisti, che si modificano a causa degli avvenimenti, quella di amicizia tra Ania e Leida, quella di rispetto reciproco tra Alejandro e il cognato Adrian, quella d’affetto tra quest’ultimo e il nipote Ruben e quella tra il giovane e Ariel, il figlio di Ania e Celso e quelle del passato con le persone che non ci sono più, ma il cui ricordo si fa più vivo e presente che mai.

Un romanzo che si legge tutto d’un fiato spinti dalla curiosità di scoprire la verità; un romanzo di cui è difficile scrivere senza “spoilerare” troppe cose; un romanzo che in alcuni passi è duro come può essere la violenza inferta dal regime nazi fascista e in altri è dolce come può essere la carezza di una persona amica; un romanzo che apre tante domande sul reale svolgimento di alcune vicende storiche; un romanzo nel quale si prova grande empatia e simpatia per i protagonisti, sì anche per quelli che  si possono definire negativi; un romanzo che alimenta la voglia di scoprire le tante microstorie che si sono intersecate con la macrostoria; un romanzo che fa riflettere.

Maria Crevaroli

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