Alcuni anni fa, ho letto agli alunni delle ultime classi della scuola primaria alcune parti del romanzo 🔗Oh, freedom!, incentrato sulle rotte segrete che, nel XIX secolo, permettevano agli schiavi degli Stati Uniti del Sud di fuggire in Canada. Sin dai primi capitoli, emergeva lo stretto legame tra musica e vita della piantagione: l’intenzione di fuggire veniva annunciata cantando “Steal away” (“Fuggirò via”). Per evitare di allarmare i proprietari delle piantagioni i canti spiritual avevano una forte connotazione religiosa che riportava il tema della partenza al desiderio di ricongiungersi con il Signore. Anche il percorso da seguire era nascosto nei versi di canti come “Follow the Drinking Gourd” (“Segui il Mestolino”).

Nei testi si possono spesso riscontrare alcuni elementi comuni: la presenza di Mosé, che simboleggia la persona che aiuterà gli schiavi a fuggire; una costellazione dalla forma particolare (come il Mestolino di cui sopra) per orientarsi quando ci si sposta con il favore delle tenebre; un corso d’acqua da seguire, per far perdere le tracce olfattive ai cani degli inseguitori e una Terra Promessa da raggiungere (il Canada o gli Stati del Nord che avevano già abolito la schiavitù).

La schiavitù è una condizione inaccettabile e la libertà è qualcosa a cui anelare, come viene efficacemente spiegato in uno dei canti di protesta più noti, lo spiritual “Oh Freedom!”

Oh freedom, oh freedom,
oh freedom over me!
And before I’ll be a slave
I’ll be buried in my grave
And go home to my Lord and be free.

Oh libertà, oh libertà,
oh libertà sopra di me!
E piuttosto di diventare schiavo
Sarò seppellito nella mia tomba
E andrò a casa dal mio Signore e sarò libero.

1.

Con la ratifica del Tredicesimo Emendamento della Costituzione americana, avvenuta nel 1865, la schiavitù fu abolita definitivamente in tutti gli Stati Uniti, ma a ciò non corrispose una reale parità legislativa e sociale, soprattutto negli Stati del Sud che più a lungo avevano praticato lo schiavismo e che attuarono la segregazione razziale. I neri avevano i loro quartieri, le loro scuole, le loro chiese.

Gli spiritual delle piantagioni vennero ripresi e arricchiti musicalmente, pur conservando di solito la struttura proposta voce solista –  risposta del coro, caratteristica della musica africana delle origini, dando origine al gospel, genere con una forte connotazione religiosa (letteralmente God’s spell, parola di Dio). All’interno delle chiese si rafforzò lo spirito comunitario e si consolidò la speranza di riuscire a ottenere condizioni di vita migliori. Prova ne sono canti come il già citato “Freedom”, “This Little Light of Mine” e “We Shall Overcome”, che divennero veri e propri inni delle manifestazioni di protesta. Mentre in “Freedom” (“Libertà”) e “We Shall Overcome” (“Noi ce la faremo”) il significato è evidente sin dal titolo, vale la pena soffermarsi a riflettere su “This Little Light of Mine” (“Questa mia piccola luce”).

This Little Light of Mine
I’m gonna let it shine

very day, every day,
every day, every way…

Questa mia piccola luce
La lascerò splendere

Ogni giorno, ogni giorno,
ogni giorno, in ogni modo…

Si tratta della luce della speranza che, per quanto piccola, dobbiamo continuare a far risplendere…

La segregazione razziale fu abolita definitivamente negli Stati Uniti nel 1964 ma, come spesso accade, alla legislazione non seguì un immediato cambiamento sociale.

2.

Ancora nel 1970, fu composta “O-o-h Child”, canzone che invitava un bambino a sperare in un mondo migliore. Portata al successo dai Five Stairsteps, è stata riproposta in chiave gospel da Donnie McClurkin e dallo stesso McClurkin con la partecipazione di Kirk Franklin, che ha introdotto qualche frase rap.

Anche il gospel non è rimasto fermo al passato, ma si è arricchito di nuovi autori e nuovi brani che, oltre a riproporre le tematiche tradizionali, ne hanno proposte di nuove legate alla contemporaneità come le depressione, la sindrome da stress postraumatico, la violenza di genere o la violenza sui minori. Un bell’esempio è “Imagine Me” di Kirk Franklin, innovativa sia per contenuto sia per struttura: al contrario di quanto avviene nel gospel tradizionale, qui è il coro ad avere la parte predominante. Resta invariata la fede in Dio, perché come canta il solista:

“But imagine God whispering in your ear
…that everything that has happenened

It’s all gone…”

“Ma immagina che Dio ti sussurri all’orecchio
…che tutto quello che è successo
…È tutto finito…”

Testo citato: Oh, freedom! di Francesco D’Adamo, Giunti

3.

Le canzoni della libertà:

Steal away

(interpretata da Mahalia Jackson e Nat King Cole)

Follow the Drinking Gourd

(scritta da Peg Leg Joe e cantata da Richie Havens)

Freedom

(interpretata dal Golden Gospel Choir)

We Shall Overcome

(interpretata da Mahalia Jackson)

This Little Light of Mine

(interpretata dal Mississipi Mass Choir)

O-o-h Child

(interpretata dai Five Stairsteps)

(interpretata da Donnie McClurkin feat. Kirk Franklin)

Imagine me

(interpretata da Kirk Franklin)

Tiziana Petrozzella