Un ex soldato francese segnato dalla Prima guerra mondiale, la solitudine del ritorno e una giovane donna misteriosa assorta nella lettura. Maria Elena Ingianni immagina un incontro possibile con Agatha Christie e, partendo dalla biografia della scrittrice, costruisce un racconto sul dolore, la memoria e il mistero che può cambiare una vita.
Prima di diventare la regina del giallo, Agatha Christie è stata una donna inquieta, una viaggiatrice e una scrittrice capace di nascondersi dietro un altro nome. Come Mary Westmacott raccontò l’amore, l’abbandono e le fragilità più intime, lasciando emergere una parte di sé che i misteri di Poirot e Miss Marple sembravano custodire dietro un vetro.
A luglio la #dedica di exlibris20 è per Agatha Christie. Angela Vecchione inaugura il percorso con una domanda: perché l’autrice più tradotta al mondo dopo Shakespeare è rimasta a lungo ai margini della storia della letteratura? Un viaggio tra pregiudizi critici, narrativa di genere e nuove prospettive per rileggere l’opera della regina del giallo.
Rachel Bespaloff ha fatto della propria biografia un laboratorio filosofico. Nata nell’Europa delle migrazioni, costretta all’esilio e infine approdata negli Stati Uniti, ha elaborato l’idea di “doppia appartenenza”: un’identità capace di custodire più radici senza rinunciare a nessuna. Partendo da un incontro personale con la filosofa nella sinagoga di Sofia, questo articolo ripercorre il suo pensiero e mostra quanto le sue riflessioni su esilio, memoria e responsabilità etica parlino ancora al nostro presente.
Rachel Bespaloff legge Albert Camus senza cercare risposte definitive, ma abitando il terreno delle contraddizioni. In Su Camus. Il mondo del condannato a morte la filosofa costruisce un saggio denso e affascinante, dove il paradosso diventa metodo di pensiero e la riflessione sull’assurdo si trasforma in un invito etico a condividere la condizione umana.
Rachel Bespaloff legge l’Iliade mentre l’Europa precipita nella guerra e scopre nel poema di Omero non un reperto del passato, ma uno strumento per comprendere il presente. Attraverso Achille, Ettore, Elena e Priamo, il suo sguardo indaga la forza, la fragilità e ciò che continua a resistere anche dentro la distruzione. Una lettura che restituisce al classico tutta la sua urgenza contemporanea.
Rachel Bespaloff e Simone Weil non si incontrarono mai, eppure dialogarono attraverso lo stesso libro: l’Iliade. Manuela Mongiardino racconta il percorso di due intellettuali ebree costrette all’esilio che, nel cuore del Novecento, cercarono nei classici gli strumenti per comprendere la guerra, la violenza e la fragilità dell’essere umano. Una riflessione intensa sul potere della letteratura e della filosofia di illuminare il presente.
Un incontro immaginario con Agatha Christie nel salotto di Greenway House, tra tè, sandwich al cetriolo, veleni letterari e domande sulla scrittura, su Poirot, Miss Marple e la misteriosa scomparsa della regina del giallo.
Filosofa, musicista, lettrice dell’Iliade, intellettuale in esilio tra Europa e America. Rachel Bespaloff attraversa il Novecento senza lasciarsi rinchiudere in alcuna scuola di pensiero. Claudio Musso inaugura la nuova #dedica di Exlibris20 seguendo le tracce di una voce capace di trasformare filosofia, scrittura e musica in una continua ricerca di verità.
Pubblicato nel 1946, Tre camere a Manhattan di Georges Simenon racconta l’incontro notturno e travolgente tra due anime ferite nella New York della solitudine. Un romanzo sentimentale e noir che, a ottant’anni dalla sua uscita, continua a parlare con forza del bisogno umano di essere visti, amati e salvati.
Tutti conoscono il commissario Maigret, ma Georges Simenon è stato molto di più di un autore di gialli. Attraverso i suoi celebri “romanzi duri”, lo scrittore belga ha raccontato la fragilità umana, la solitudine e le contraddizioni della modernità con una forza narrativa ancora sorprendentemente attuale.
Dedica a cura di Caterina Incerti
Un viaggio nel traffico del Labor Day, l’alcol, una coppia che non riesce più a parlarsi davvero e una notte destinata a cambiare tutto. In Luci nella notte, Georges Simenon racconta il crollo silenzioso dell’autostima e le tensioni invisibili dentro la vita coniugale.
Un viaggio nel cuore della guerra e della coscienza umana: Il treno di Georges Simenon racconta l’esodo del 1940 attraverso una storia di destino, perdita e desiderio. Primo appuntamento della nuova dedica, tra memoria storica e vertigine emotiva.
Caterina Incerti
Un amore clandestino, una stanza d’albergo sospesa fuori dal mondo, un desiderio che si trasforma in ossessione. La camera azzurra di Georges Simenon torna oggi a interrogarci non tanto per lo scandalo dell’adulterio, quanto per la freddezza emotiva, il cinismo e la deriva psicologica dei suoi protagonisti. Un romanzo ancora perturbante, capace di raccontare le zone più oscure delle relazioni umane.
Due figure attraversano Napoli come presenze sottili: il monaciello, creatura del folclore sospesa tra protezione e inquietudine, e il cardillo addolorato, simbolo di un dolore antico che si fa racconto. Tra visioni arcaiche e stratificazioni culturali, il pezzo indaga come il mito e la letteratura si intreccino per restituire una città in cui il passato continua a parlare.
Giovanna Nappi
Un’immersione nella scrittura visionaria di Anna Maria Ortese, tra saggi, racconti e pensiero civile. Da Le piccole persone a Corpo celeste, il testo esplora la sua idea di malinconia, il rapporto con il dolore e una tensione etica che attraversa tutta la sua opera, restituendo una voce unica della letteratura italiana.
Alessandra Minervini
Una città che non si lascia lavare dal mare, uno sguardo che si ostina a vedere, una riscrittura che sposta il punto di vista. A partire da Il mare non bagna Napoli di Anna Maria Ortese, il racconto Formiche di Bianca Favale riapre la ferita: il desiderio di vedere diventa condanna, e la realtà si trasforma in materia narrativa.
Un viaggio dentro Il porto di Toledo, romanzo visionario e controverso di Anna Maria Ortese, dove autobiografia e immaginazione si intrecciano in una Napoli reinventata. Tra sogno, memoria e denuncia, emerge la nascita di una vocazione alla scrittura e una potente riflessione sull’identità e sull’ingiustizia sociale.
Ilaria Amoruso
Anna Maria Ortese è una delle autrici italiane che più ha sfidato e decostruito la rappresentazione riconosciuta e dominante del mondo. Se si vuole assumere lo sguardo degli oppressi, e in particolare delle oppresse, non si può non confrontarsi con… Continua a leggere →
Dietro l’immagine iconica di Audrey Hepburn si nasconde la verità più sottile di Truman Capote. Colazione da Tiffany è un romanzo malinconico e ambiguo, dove Holly Golightly incarna una libertà fragile, sempre “in transito”, tra desiderio di fuga e bisogno di appartenenza.
Natalia Ceravolo
Un fatto di cronaca nera che attraversa il tempo e diventa materia narrativa. La strage di Villarbasse incontra Truman Capote e la nascita del romanzo-verità, in un percorso personale e letterario che riflette sul male, sulla memoria e sulla scrittura come forma di catarsi.
Domenico Mungo
Nel primo appuntamento della #dedica a Truman Capote, Demetrio Paolin rilegge A sangue freddo interrogandosi sul suo statuto letterario: non un classico, ma il sintomo di una trasformazione profonda della narrativa contemporanea. Tra memoria personale, critica narratologica e riflessione etica sulla scrittura, l’autore mette in discussione l’idea di verità che ha accompagnato il successo della non fiction novel.
I cani abbaiano è il libro che più si avvicina a un’autobiografia di Truman Capote. Tra viaggi, incontri e ricordi, lo scrittore americano racconta il mondo attraverso dettagli minuscoli e memorabili: un fuoco che si riflette sui muri di una stanza ad Haiti, una banda di ragazzini a Venezia, un corvo convinto di essere un cane. Più che raccontare i fatti, Capote illumina i frammenti strani e luminosi della realtà. Ed è proprio in questi frammenti che si riconosce il suo sguardo: preciso, ironico, tagliente, capace di trasformare ogni dettaglio in letteratura.
Un monologo immaginario in cui Ingeborg Bachmann si rivolge a Max Frisch, intrecciando amore, lingua, filosofia e trauma storico. Attraverso riferimenti a Wittgenstein, Heidegger, Paul Celan e alle proprie opere fondamentali, Bachmann ripercorre il fallimento dell’amore come conoscenza, il limite della poesia dopo la catastrofe del Novecento e il passaggio alla prosa come scelta etica. Un testo di fiction critica che mette in scena la voce di una scrittrice alle prese con la parola, il corpo e la storia.
Anna Bertini
Via Bocca di Leone, una lapide, una città che cambia. Un viaggio nei luoghi romani di Ingeborg Bachmann, tra memoria letteraria, amore inquieto e la Roma che le insegnò a vivere.
Ilaria Gaspari
Un attraversamento della vita e dell’opera di Ingeborg Bachmann, tra Malina, Ondina se ne va e il progetto incompiuto. Fuoco e acqua, amore e violenza, lingua e utopia: un io frantumato che racconta la storia dall’interno.
Silvia Acierno
Attraverso il ricordo di Maria in Estinzione di Thomas Bernhard, questo percorso attraversa tutta l’opera poetica di Bachmann, dalle poesie giovanili fino a La Boemia sta sul mare. Traduzione, memoria, ascolto e utopia si intrecciano in una riflessione profonda sulla poesia come corpo sonoro, culminando nell’incontro con Giuseppe Ungaretti e nel miracolo di una voce che si fa, per un istante, pienamente condivisa.
Anna Maria Curci
“Je ne suis personne quand j’écris. Je cherche.”
Da questa frase prende avvio un percorso dentro l’opera di Annie Ernaux, premio Nobel per la Letteratura 2022. Un’indagine sul suo modo di scrivere come gesto di verità, di memoria e di appartenenza. Questo primo testo apre una serie di saggi e racconti dedicati a scoprire un’altra Ernaux, mobile, sfuggente, lontana dai canoni e dalle definizioni di genere.
La rivoluzione nella scrittura. Quaderno Proibito di Alba de Céspedes di Ilaria Amoruso
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