Quando in redazione mi sono proposta di curare la Dedica di Agatha Christie era dicembre e definivamo il nostro piano editoriale per il 2026. Il mese che avremmo destinato alla giallista più famosa di sempre era luglio, il mio mese fortunato, perché sono nata sotto il segno del cancro e perché è il cuore dell’estate, perché luglio è il mese che dedico solitamente alla scrittura e alla definizione di me. O almeno ci provo ecco.

Ho iniziato così a sfogliare, già nei mesi addietro, i miei manuali di letteratura inglese, tra i quali il The Mirror of the Times, uno dei testi più adottati al liceo negli anni Novanta, poi The Oxford Anthology of English Literature (volume secondo), una bibbia universitaria, che del testo sacro della cristianità ha non solo il prestigio storico e simbolico, ma anche la grammatura delle pagine (non più di 30 g ciascuna) per 2208 facciate fitte fitte degli autori e delle opere inglesi più importanti. Poi il Daiches e finanche i manuali concorsuali per diventare docente di ruolo.

Più sfogliavo (imbattendomi nei ricordi ricalcati al tratto di grafite che annotava e sintetizzava e sottolineava) più il filo di Arianna della mia memoria mi conduceva alla considerazione che già da studente ancora adolescente facevo scrivendo a margine delle pagine che studiavo: dove sono le donne? Quante sono le donne?

E ha poi aggiunto la versione di me adulta sulla strada battuta della ricerca (che non può in epoca digitale fallire): dov’è Agatha Christie?

Perché una studentessa o studente italiano studiando la storia della letteratura inglese non s’imbatte nella biografia e nell’opera dell’autrice più tradotta al mondo dopo Shakespeare? Non in quanto donna, ma proprio come professionista più tradotta in assoluto dopo il Bardo dell’Avon?

Nella classifica della storia dell’editoria per numero di pubblicazioni totali, le opere di Agatha Christie si posizionano al terzo posto in assoluto, superate soltanto dalla Bibbia e dalle opere teatrali di Shakespeare.

Ricapitolando, un testo di autori vari e un uomo. E poi c’è lei, una donna.

Parliamo di due miliardi di copie vendute tradotte in 103 lingue.

Il suo romanzo di maggior successo è Dieci piccoli indiani, il cui titolo originale è And Then There Were None, che da solo ha superato i 100 milioni di copie, diventando il genere giallo/poliziesco più venduto della storia.

Com’è possibile che non ve ne sia traccia nei manuali di letteratura inglese? O almeno in quella che si studia a scuola?

La narrativa di genere, come il romanzo giallo, sono stati per decenni considerati dal mondo accademico come letteratura di consumo o intrattenimento di massa, in contrapposizione con la letteratura alta, modernista. Ma il successo di Christie è di una portata tale da sfuggire anche alla catalogazione, astraendosi dal suo genere di appartenenza per acquisire una identità e dignità culturale a sé stante. Un fenomeno editoriale che scavalla i decenni, le generazioni e continua a fornire riadattamenti cinematografici deve essere considerato un unicum al quale destinare più di una pagina o di un capitolo nella storia che ha segnato gli autori del Regno Unito.

Ma facciamo un passo indietro. Perché quindi escludere Chistie dalla storia?

Le ragioni sono sostanzialmente tre: la prevalenza del meccanismo sulla forma (propria della narrativa di genere), la semplicità stilistica e la ripetitività della formula. I manuali accademici tendono a privilegiare testi che sperimentano con il linguaggio o che riflettono la complessità psicologica umana. È proprio nella mancanza (o presunta tale) di evoluzione dei personaggi che i critici hanno etichettato figure iconiche come Hercule Poirot o Miss Marple come non interessanti. In realtà i due investigatori sono nei loro approcci ai casi volutamente statici e Christie li “usa” per fare in modo che la loro presenza serva come correlativo oggettivo della trama: la loro staticità serve a portare la storia avanti consegnandola al suo epilogo. Il fulcro dei suoi romanzi è il whodunit (who has done it?), impianto narrativo che la critica accademica ha spesso liquidato come più vicino all’enigmistica che alla narrativa pura. Ma è proprio così Agatha?

Rispetto alla semplicità stilistica una considerazione storica da fare. Mentre i contemporanei, come Virginia Woolf o James Joyce di cui i miei manuali sono giustamente pieni, rivoluzionavano la letteratura inglese con il flusso di coscienza e una prosa complessa, Christie sceglie uno stile opposto, optando per un linguaggio accessibile. Ed ecco che rileggendo Dieci piccoli Indiani in effetti analizzo i dialoghi e li trovo straordinariamente semplici, e le descrizioni nelle quali gli stessi sono calati eccezionalmente essenziali. Questo permette ai suoi libri di mantenere un ritmo serrato, ma l’ha resa meno appetibile per l’analisi stilistica profonda richiesta dai critici letterari.

Mentre preparavo la mia tesi di laurea sul teatro di Harold Pinter adoravo leggere e rileggere i dialoghi complessi, non per il lessico ma per la tensione costante che li caratterizzava, per le pause e le frasi spezzate, dettati dallo sperimentalismo, dall’isolamento esistenziali di personaggi ai quali l’autore sembrava non riservare alcuna empatia. Nutrivo un certo snobismo verso l’essenzialità di “una Christie” qualunque. Faccio ammenda tra i ricordi quando anche io, da giovane lettrice pensavo che nei suoi libri non vi fosse ricerca estetica, nessun’avvisaglia di avanguardia formale. La sua era una “semplice” prosa funzionale alla trama. That’s it.

E inoltre la critica (e le giovani lettrici giudicanti come la sottoscritta) ha sempre guardato con diffidenza la ripetitività delle formule, per quanto le stesse fossero ben strutturate. Oltre 60 romanzi pubblicati e la formula è sempre la stessa: il delitto, l’isolamento dei sospettati, l’indagine, la risoluzione finale. Chi perfeziona una formula commerciale di successo come in questo caso viene raramente perdonato.

Ma qualcosa sta cambiando.

Oggi la rigida barriera tra cultura “alta” e “bassa” sta pian piano ridefinendo i suoi confini. Molti studi universitari contemporanei e manuali moderni inseriscono Agatha Christie in capitoli dedicati alla storia del romanzo poliziesco, ai Cultural Studies o per analizzare lo specchio sociale della Gran Bretagna tra le due guerre mondiali.

La rivalutazione critica di Agatha Christie è passata attraverso lavori di analisi fondamentali che hanno superato il vecchio saggio di Edmund Wilson del 1945 Who Cares Who Killed Roger Ackroyd? in cui la giallista veniva liquidata dall’agguerrito critico statunitense come banale. Piano piano le sue opere si iniziano ad osservare da una prospettiva diversa.

I principali saggi critici contemporanei e internazionali hanno iniziato ad analizzarne il valore letterario, strutturale e culturale.

A Talent to Deceive: An Appreciation of Agatha Christie di Robert Barnard è un saggio del 1980, quindi diciamo diversamente giovane. Beh, questo è considerato il primo vero saggio accademico a difendere il valore letterario della queen of mistery. Barnard analizza la sua eccezionale capacità di manipolazione narrativa e spiega come la sua apparente semplicità stilistica sia in realtà una tecnica rigorosa e calibrata per ingannare il lettore in modo onesto.

The Bedside, Bathtub & Armchair Companion to Agatha Christie di Dick Riley e Pam McAllister esplora invece l’universo di Christie non solo come intrattenimento, ma studiando l’impatto dei suoi archetipi narrativi sulla cultura pop globale. Una “Wiki” cartacea ante litteram, prima della nascita di Internet e delle enciclopedie online, questo volume è stato concepito come un’opera collettiva riunendo i contributi di oltre 50 autori e saggisti diversi che analizzano l’opera della regina mondiale del giallo.

Più recente è invece Agatha Christie: Power and Illusion di R.A. York. Questo saggio del 2007 inserisce la Christie nella collana accademica Crime Files. York dimostra che i suoi romanzi non sono semplici rompicapi, ma complessi esami delle strutture di potere della società britannica: la famiglia, la proprietà, le gerarchie di classe, il tradimento (di cui lei stessa fu vittima), esplorando il profondo senso di illusione e vulnerabilità che si nasconde dietro la rispettabilità borghese.

The Case of Agatha Christie di John Lanchester del 2018 è un saggio critico monumentale che si interroga sul motivo per cui la Christie sia l’autrice più venduta della storia. Lanchester ne loda la precisione quasi matematica della prosa e argomenta come la sua scrittura neutra sia in realtà un punto di forza letterario unico, capace di resistere al tempo meglio dei formalismi dei suoi contemporanei modernisti. Una neutralità quindi che supera i limiti della storia e la rende universale.

Agatha Christie and New Directions in the Detective Novel scritto da Alistair Rolls nel 2022 offre una serie di contributi accademici focalizzati sul sovvertimento dei ruoli di genere. La figura di Miss Marple non è una vecchietta innocua, ma un’abile antropologa che usa l’invisibilità sociale delle donne anziane dell’epoca per esercitare un potere intellettuale e investigativo superiore a quello delle autorità maschili.

Autorità maschili di cui i libri di letteratura ad ogni latitudine sono pieni.

Scusaci Agatha (uso volutamente e consapevolmente la prima persona plurale) per non aver compreso il tuo valore. Ti ri-leggeremo con occhi diversi. Non perché abbiamo deciso di riservarti più indulgenza ma perché abbiamo acquisito maggiore consapevolezza.

If I was born once again, I would like to be a woman—always! Se rinascessi, vorrei rinascere donna, sempre! È una tua famosissima frase che compare nella tua autobiografia, bella come è bella quella di King forse. Non c’è in queste tue parole una rivendicazione politica in senso moderno, poiché ti definivi ironicamente vecchio stile. Lo sappiamo.

Ma c’è sicuramente una consapevolezza pragmatica e un’ammirazione totale per la complessità e la resilienza dell’universo femminile.

Complessità che per anni non ti è stata riconosciuta.

Resilienza per aver atteso pazientemente la restituzione dell’opera tua.

Angela Vecchione

Se vuoi restare in contatto con le letture di Exlibris20, puoi seguire il nostro canale WhatsApp