Come on, you know you want to
Raise your hands
Oh, oh, oh, oh
Streets like a jungle, so call the police
Following the herd down to Greece
On holiday
Love in the ’90s is paranoid
(Girls & Boys, Blur)

Hey, la senti questa musica? Ti entra nella testa, nelle vene. Starlet ti afferra la mano e non puoi far altro che correre. Correre nella notte, sulla spiaggia, in mezzo alla gente. Sudore, fumo, sospiri. Correre a tutta velocità nell’estate, nella stagione della disco. Sesso, alcol, party, eccessi, desiderio. Starlet si mangia la vita voracemente, in mezzo a caramelle, Coca-Cola, Danone e torta con le gelatine rosse. Tutto è rapido, ti inchioda e non riesci a staccarti. Non puoi fare altro che correre.

We walked around ’til the moon got full like a plate
And the wind blew an invocation and I fell asleep at the gate
And I never stepped on the cracks ’cause I thought I’d hurt my mother
And I couldn’t awake from the nightmare, that sucked me in and pulled me under
Pulled me under, oh
Oh, that was so real
(So Real, Jeff Buckley)

Dai, salta giù, ti dice Misty. E non ti prende per mano, salta giù con te in quella materia densa e appiccicosa come gelatina nero pece. Apnea persistente di polmoni che esplodono. Vi cercate, ma non riuscite a raggiungervi. Mille persone attorno e un senso di solitudine che ti manda in frantumi. La musica arriva soffocata, non ti entra dentro, ma ti avvolge in una pellicola anestetica. Alcol, droga, corpi da consumare e messi in vendita per il consumo. Fumo. Cibo di sopravvivenza, pioggia, criceti, lettere che aprono crepe di nostalgia. La corsa non è più urgente, ma sincopata. Ti muovi lenta, soffocata, in quella materia molle che ti annulla.

Fluo è pelle, Destroy è viscere.

La Londra allucinata underground appare nello sfondo, come teatro di una solitaria autodistruzione. Osserva fredda e meccanica le marionette che recitano il loro spettacolo. Gente piccola, persa, desensibilizzata. Arrivano polaroid in bianco e nero in cui brillano attimi di colore a spot. Si sente il fetore delle zone abbandonate di periferia, che sanno di vuoto e di paura. Sangue e fluidi. Londra è lontanissima dalla Riviera folle, colorata e prepotente, che emerge psichedelica tra le righe trascinando dentro tutto e tutti. Fa vibrare i corpi, non li soffoca. Evoca odori d’estate, di profumi sulla pelle e di talco sparato in disco. Abbonda, non sottrae. Non c’è casualità nell’annientamento in terra straniera, dove la tua lingua rimane madre, ma solo tua. In Riviera la condivisione collettiva annienta le differenze, anche linguistiche, e include la massa che si adegua.

Starlet sfoggia vestiti appariscenti, fluo, appunto. Come stella cometa nella notte della disco. Misty veste spesso la sua pelle, in una nudità indifferente, che a volte copre con vestiti stracciati molto cool e underground. Quanto una appare e splende, tanto l’altra si annulla e scompare. I personaggi che gravitano attorno a Starlet sono amici, comparse, compagnia di eccessi e presenze. Misty si circonda di clienti, sconosciuti e relazioni rarefatte con persone accomunate dallo stesso vuoto. Amori meccanici di plastica. In Fluo emerge la vita (e quando viene meno lo fa in stile “sottotitoli pubblicitari”), l’immortalità tipica dell’adolescente che sfida tutto e tutti.

In Destroy affiora la sopravvivenza sul baratro dell’autodistruzione. Ci si scioglie nella droga e nel fumo, fino all’incoscienza, perché si è mangiata troppa vita e poi? Poi cosa c’è? Piccole iniezioni di nostalgia e umanità nelle lettere dell’amica rimasta in Italia. Il tempo di Misty perde i confini, è un tempo psichico che esula da ogni logica, si espande a ventisette ore e si contrae, come materia elastica che si attacca sui corpi. Il tempo di Starlet si consuma veloce, lineare, quasi ossessivo, in un vortice di vitalità che prende contatti con il reale e ci si aggrappa.

La lingua di Starlet è innovativa, contaminata da parole condivise e brand, punteggiatura energetica e ritmo folle, la lingua di Misty diventa materia, quasi violenta, secca e penetrante. Cambia carattere, struttura, ti confonde. Dalla narrazione travolgente che ti impedisce l’arresto, si passa a una narrazione frammentata, interrotta. Quasi un continuo mettere in pausa. Fermati. Distruggi.

Voglio che il mio cuore batta sempre e voglio la vita addosso, il cielo sopra, la sabbia sotto e l’amore sempre tra le mani come un gelato al limone mangiato in riva al mare in un pomeriggio di maggio quando il più bello sta per cominciare e continuare come prima, così veloce, così immortale.
Siamo tutti molto fragili qua dentro eppure c’è chi si spaventerebbe ad averci addosso.
Vorrei esplodeste tutti. Come fuochi d’artificio in una notte nera e brillante.

Starlet, nella sua luminosa giovinezza, corre verso la vita, divorandola a morsi, immersa in una marea collettiva di eccessi che le fanno sentire tutto, tanto. Fiamma che brucia veloce. Vive il presente con libertà e determinazione.

Misty ha divorato tanto, troppo. Ha sentito tanto, troppo. E non le rimane che spegnere la musica, lasciarsi consumare dagli altri, sola dentro la folla. Candela che si scioglie. Lenta anestesia.

Starlet, forza centrifuga. Misty, forza centripeta. Big bang generazionale. 

Francesca Nadalig

Perché (ri)-leggere Fluo della Santacroce se nel 1995 avevi poco più di trent’anni (e ti stavi separando)