«…l’importante invece era capire, e per capire era indispensabile uscire dai binari.»
Luci nella notte (Adelphi 2011, traduzione di Marco Bevilacqua) di Georges Simenon, romanzo rientrante nel filone letterario dei “romanzi duri”, scritto nel 1953 e poi tradotto in Italia da Mondadori nel 1960, conserva ancora una fulgida attualità legata ai rapporti coniugali e a quella bilancia in perenne oscillazione dell’autostima del singolo all’interno della coppia, in conflitto, potenzialmente o meno, con l’altro.
«Un uomo! Un uomo! Un uomo! Era stata la sua ossessione. Temeva forse di non esserlo?»
Steven, uomo sposato con Nancy, è in procinto di partire insieme a lei per raggiungere i due figli in vacanza in un campeggio nel Maine. Il fine settimana incombe, le radio trasmettono già bollettini sul traffico disarmanti, tutto il nord America si sposterà on the road, è il labor day; si stimano numeri impressionanti di incidenti e morti, e in questo contesto caotico e di assoluto nervosismo collettivo, Steven si mette alla guida, non prima di avere allentato la tensione della settimana lavorativa con un bicchiere in compagnia di Nancy.
«Era ubriaco, certo, ma nella sua ubriachezza c’era la serenità amara e sorridente di un uomo che aveva raggiunto chissà quale superiore saggezza.»
Ma Steven non si limita, l’alcol, oltre che a rilassarlo, lo induce a ragionare sulla sua condizione di marito e di padre; lavora meno della moglie e a lui spettano tutte le responsabilità logistiche dei figli. Ha preferito che la moglie, carrierista, avesse più tempo, ha rinunciato a tutto e, da lei, sente di non ricevere la benché minima gratitudine.
«Fa la vita che ha voluto, quella che si è programmata lei. Poco importa se io…»
L’alcol e i drink bevuti duranti il tragitto portano a galla il vero sentimento che legge negli occhi della moglie, seduta in auto nel posto del passeggero, il disprezzo.
«Il tempo di tutti era prezioso. Tranne il suo.»
Steven, anche se è alla guida, necessita sempre più di una sosta per bere un altro drink, il traffico lo sta esaurendo, le occhiate della moglie sono insostenibili e mentre entra dentro a un parcheggio di una stazione di servizio, Nancy lo minaccia: se berrà un altro bicchiere, lo lascerà in quel bar sperduto sulla statale e raggiungerà i figli da sola. Steven non cede. Si ferma. Seduto su uno sgabello del bancone incontra un uomo con cui si confida. Ma quest’ultimo non è un uomo normale, è un evaso di prigione in fuga. La vita dei coniugi, a partire da questo momento, cambierà.
Il destino, protagonista nelle narrazioni di Simenon, ritorna giocando con le vite di questi personaggi, per i quali le incomprensioni e i non detti diventano il motore del susseguirsi degli eventi. Un altro tema presente è quello della separazione, come ne Il treno (recensione in #dedica) i coniugi dividono le loro strade, non solo in senso metaforico.
L’ambientazione “americana” è viva e reale, grazie anche alla filmologia anni ’50; involontariamente il nostro immaginario collettivo coglie nelle scenografie adottate da Simenon quella tipica suggestione del tempo.
L’autostima è un tema cardine, nulla sarebbe successo a Steven se, negli anni della sua vita, non l’avesse progressivamente persa, se non si fosse svalutato, se fosse stato più sincero, ma tutto ciò, compresa la dipendenza dall’alcol, è come sempre espresso da Simenon senza retorica e senza giudizio.
«Era un uomo felice. Non gli mancava niente. Ma allora da dove venivano fuori tutte quelle rimostranze, quando beveva un bicchiere di troppo e cominciava a prendersela prima con Nancy e poi con il mondo intero?»
Luci nella notte è un romanzo concreto, contemporaneo, con una poetica tesa; il titolo originale, Feux rouges, ne è la prova; nel caos introspettivo del personaggio, nel suo vagabondare psicologico, nel buio della notte, le luci diventano punti di rivelazione, possibili svolte che ognuno di noi può saper cogliere tra le ombre del destino.
Caterina Incerti e Maria Giovanna Incerti
Georges Simenon, Il treno: amore, destino e guerra nel romanzo più intimo
Simenon e La camera azzurra: il desiderio malato che scandalizzò un’epoca
Se vuoi restare in contatto con le letture di Exlibris20, puoi seguire il nostro canale WhatsApp
RSS - Articoli
E tu cosa ne pensi?