Per una lira è il titolo di una canzone di Lucio Battisti che comincia così: Per una lira io vendo tutti i sogni miei. E poi la voce a strisce di Battisti racconta la storia di qualcuno che a malincuore si distacca da una parte di sé. Ascoltandola, ho sempre pensato a chi scrive. In particolare agli esordienti. Chi, per la prima volta (e spesso per una lira) consegna il proprio destino al mondo. Nell’incertezza e nell’imprecisione, un esordio insegna a scrivere più di un capolavoro (anche quando le due cose coincidono: David Foster Wallace, La scopa del sistema, 1987). Per una lira è uno spazio dove leggendo le nuove voci della narrativa, italiana e straniera, metteremo in luce alcuni aspetti di un romanzo legati al gesto dello scrivere per la prima volta, ovvero alla scoperta della propria voce.

Alessandra Minervini, scrittrice, editor e writing coach. Il suo primo romanzo si intitola Overlove, LiberAria 2016. Il suo sito è alessandraminervini.info. Qui gli articoli pubblicati su exlibris20.


Giovanni Za, Stupidi e contagiosi, Fandango Libri 2020

Lezione n. 22

Il romanzo generazionale

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Diceva K.C. che sognava la solidarietà tra tutti i giovani del mondo. Qualcosa che legasse la nostra generazione, capisci?”
Solidarietà generazionale.”

Le due iniziali puntate della prima battuta di dialogo equivalgono al nome del dio dell’identità generazionale: Kurt Cobain. È lui che attraversa di frequente le pagine di Stupidi e contagiosi, il romanzo d’esordio del barese Giovanni Za, edito Fandango. La storia è ambientata in un liceo scientifico, nella metà degli anni ’90, l’era grunge dei Nirvana, degli Smashing Pumpkins, dei Soundgarden, dei Pixies e di tutte quelle band stupide&contagiose che in filigrana, ascoltandole, sparavano il motto: “non voglio crescere mai.” I protagonisti sono tutti giovani, non ancora adulti e con nessuna voglia di diventarlo se i modelli sono quelli che li circondano. Solo per questo il romanzo va letto, come una lente di ingrandimento in un’epoca che sicuramente attraversa molti lettori e aspiranti scrittori contemporanei, quelli nati tra il ’77 e l’82, la generazione x che ogni giorno rischia di auto-cancellarsi ma poi, alla fine, resiste indomita.

Volendo associare a un genere il romanzo di Za allora questo è il “coming of age story”: le storie che raccontano un periodo specifico della vita, quello che precede la maggiore età. È proprio questo l’esatto momento in cui viene fotografata la vita di tutti i protagonisti, contagiosi e rumorosi come la testa di un adolescente che non si conosce e si esprime attraverso il mondo esterno. L’identità di Kazu, Ariel, Moya, Carlo, Zeno e compagnia bella è fatta di sogni e di musica, di delusioni e filosofie spicciole, di lotte studentesche contro la privatizzazione delle scuole, di serate sempre al solito posto con la solita cricca a dirsi le solite cose e di prime scosse sentimentali e dei conseguenti incancellabili “pali” (alias: i due picche).

Le avventure tragicomiche dei ragazzi Stupidi e contagiosi fanno sorridere (tanto) ma solo se si supera la propria soglia della fantadolescenza, altrimenti l’alone di nostalgia canaglia vi si incollerà addosso per tutto il tempo di lettura. Del resto è anche per questo che i romanzi “di generazione” hanno così tanto successo tra il pubblico: ci ridanno quello che abbiamo perso.
In questo caso la spontaneità, il casino dentro e fuori e, soprattutto, quel set privilegiato che la vita dà e la vita toglie: la scuola. Ed è proprio nelle aule scolastiche che la voce dell’autore dà il suo massimo: una voce schietta e pura anche quando intrisa di citazioni, motti sarcastici e di tanto adorabile disagio esistenziale. Da manuale di scrittura sono le descrizioni dei professori e non da meno quello dei compagni di scuola, di tutti i personaggi “stupidi e contagiosi” che ci fanno compagnia in 300 pagine di goliardia esistenzialista.
Non esiste una storia generazionale senza un linguaggio che l’adorna e la rappresenta; una lingua imperfetta e scandita dall’epoca che onora in ogni momento non solo la storia ma anche lo sforzo dei lettori che potrebbero a un certo punto chiedersi: ma che ci faccio qui? Ecco la risposta è presto detta: sei qui perché sei uno di noi. Sebbene l’adolescenza – quanto meno culturalmente – sia un concetto relativamente moderno, che possiamo collocare al periodo che segue il secondo dopoguerra, quel divario tra un’incredibile infanzia e una riottosa età adulta è stato più volte in passato associato alle grande letteratura (Dickens, Twain, Salinger).
Il romanzo di Za può legarsi in un filo rosso letterario generoso e compatibile con l’esordio di Giuseppe Culicchia (Tutti giù per terra) e quello altrettanto grunge di Bret Easton Ellis (Meno di zero). La nozione di potenziale che si trasforma o meno in realtà è uno dei concetti che si intreccia magistralmente nel romanzo. Quando si termina la lettura non ci sono grandi speranze, non ci sono grandi aspettative ma resta una voglia matta di ritornare tra quelle pagine e stringere la mano a tutti i ragazzi e le ragazze che le animano, perfino ai professori e ai genitori, per ricordarci tutti insieme che si cresce come si può. L’importante è non smettere mai di “Innamorarsi. Almeno una volta al giorno. Per tutta la vita.”

Piccola bibliografia per chi vuole scrivere
Il romanzo generazionale



Giuseppe Culicchia, Tutti giù per terra, Einaudi 2018
Bret Easton Ellis, Meno di zero, Einaudi 2017
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