Torino, 8 novembre 2018
Società del Whist Accademia Filarmonica

Presentazione di Fratelli allo specchio (Mondadori) di Mariella Cerutti Marocco

La presentazione di un libro è il suo battesimo. Battesimo inteso come rito collettivo che segna il punto di separazione tra quello che era la storia prima di essere presentata al suo pubblico, e quello che sarà di lei dopo questo passaggio. Una nuova nascita.

Avviene sempre così. Centinaia di riti condivisi, ognuno calato nella propria atmosfera, con i suoi protagonisti, la sua platea di ammiratori curiosi o scettici. Ognuno con le sue parole.

Poi c’è il padre, o la madre come in questo caso.

Lo scrittore esordiente, quello affermato, quello dimenticato che cerca di essere ricordato: si prende parte alla sacralità della cerimonia profana con un carico di aspettative che, anche se a diverse longitudini, sono le medesime per tutti coloro i quali si siedono davanti ad un pc per raccontare una storia, sempre la stessa: la propria.

Non sfugge a questa ritualità la poetessa Mariella Cerutti Marocco al suo esordio come romanziera. E alla sua creatura letteraria riserva tutto il pregio di un battesimo grandioso, ricercato, elegante, con la stessa premura e attenzione che una madre riserverebbe al suo primo figlio, a lungo atteso. Desiderato.

Il portone della prestigiosa Società del Whist di Piazza San Carlo, i suoi saloni affrescati, la sua platea colta e il personale d’accoglienza hanno fatto da straordinaria cornice alla presentazione di Fratelli allo specchio, edito da Mondadori, avvenuta giovedì 8 novembre a Torino.

La serata viene moderata da Maurizio Cucchi che introduce relatori d’eccezione del calibro di Ernesto Ferrero e Gian Arturo Ferrari. Tre uomini che tra citazioni letterarie, divagazioni intellettuali e anche ricordi personali danno vita ad un’atmosfera colloquiale, quasi intima, per farci da guida nella storia immaginata dalla Cerutti Marocco. Così scopriamo che Ernesto Ferrero, direttore editoriale di Einaudi e Salone del Libro, da amico aveva in passato già consigliato alla scrittrice di non limitarsi all’eterno presente della poesia ma di immergersi nei ritmi della prosa. Così simile alla vita: i suoi prima e i suoi dopo. Provare a raccontare attraverso la struttura della narrazione. Gian Arturo Ferrari, manager e letterato tra i più potenti dell’editoria italiana, arriva a parlarci di una sonda interiore spietata per mezzo della quale l’autrice sceglie di indagare uno dei rapporti più complessi che esitano tra gli esseri umani: quello tra fratelli.

Una penna femminile in mezzo ad un universo di soli uomini. E funziona.

La storia di Davide e Marco si ambienta negli anni che seguono la seconda guerra mondiale, le loro vite corrono parallele durante infanzia e prima giovinezza, fino a quando l’intromissione delle rispettive mogli e soprattutto la competizione nell’azienda di famiglia li metterà uno contro l’altro. La rivalità provoca il dolore primordiale nella loro madre, Mamma Piccola, tratteggiata dalla Cerutti Marocco come l’angelo del focolare, il porto sicuro, l’ancora di salvezza su cui approdano i turbamenti dell’uno e la durezza dell’altro. La tensione drammatica crescerà attraverso la malattia di Davide, il riavvicinamento del fratello, la deriva nella vita affettiva di Marco. Sebbene la vicenda venga quasi svelata tutta nel suo intreccio narrativo, non perdiamo la curiosità di leggerla, come se il classico spoiler non corresse il rischio di compiersi fino in fondo perché più dello sviluppo incuriosisce il punto di vista, più dell’azione la voce narrante, più del finale il tema di fondo.

“Ci si sarebbe potuti aspettare un romanzo sull’infanzia, in letteratura i bambini vengono generalmente bene!” Chiosa Ferrero commentando la scelta di raccontare una storia che riserva al lettore note di meschina crudeltà, a prima vista stonate rispetto alla figura garbata della Marocco Cerutti. “L’autrice ha ricavato parte della crudeltà che le serviva da The Master of Ballantrae di Stevenson.” Risponde Ferrari.

L’autrice legge con pacata eleganza passi del libro, accompagnandoci tra le pagine con il suo registro linguistico misurato, coerente all’atmosfera in cui si muovono i capitoli che sanciscono le vite di Davide e Marco. Il suo tono rassicurante ci riporta ad una narrazione antica e orale.

Il rito collettivo è compiuto, la miccia della curiosità innescata, la parabola della rinascita letteraria ormai completata.

Gli ospiti ricevono una copia del romanzo in omaggio e vengono invitati nei saloni per un cocktail di augurio.

Cin cin al festeggiato.

Angela Vecchione