Ex-Libris-0-5-2

Anno 0 | Numero 5 | Gennaio-febbraio 1997

Il mistero dell’inquisitore Eymerich non avrebbe dovuto chiamarsi così. Lo avevo intitolato Le correnti di Eymerich, anche perché, in tutto il libro, non si fa che parlare di correnti. Poi accade che, nel giugno di quest’anno, “Il Venerdì de La Repubblica” chiede a Stefano Magagnoli, direttore di Urania e del Giallo Mondadori, un romanzo inedito da pubblicare a puntate. Stefano Magagnoli pensa a Le correnti, che era in lista d’attesa per Urania. Ci sono solo due difficoltà: 1) “Il Venerdì” vuole un testo di 150 pagine, mentre il mio romanzo ne ha 250; 2) il titolo originale viene giudicato inadatto per un pubblico generico, che non conosce la mia produzione precedente.

Per quanto riguarda la lunghezza, mi metto a lavoro e, in soli dieci giorni, riduco il romanzo di ben 100 pagine (detta così sembra facile…). Invece il titolo me lo impone la redazione di “Il Venerdì”: Le correnti si chiamerà Il mistero dell’inquisitore. Mai sentito niente di più banale. Protesto vibratamente, ma non c’è nulla da fare. Alla fine mi arrendo.

Quando poi si è trattato di ripubblicare il romanzo in volume, c’è stato un braccio di ferro tra me e Magagnoli: io volevo il vecchio titolo, lui quello de “Il Venerdì”. Siamo arrivati a un onorevole compromesso rappresentato da Il mistero dell’inquisitore Eymerich. Che resta un titolo un po’ balordo, perché in ognuno dei miei sei romanzi (quattro già pubblicati e due destinati a uscire nel corso del l997) l’inquisitore trecentesco Nicolas Eymerich ha a che fare con qualche mistero, e spesso con più di uno.

Quello del volume che sto autorecensendo ha per teatro la Sardegna medioevale, e riguarda i culti di fertilità diffusi nell’isola nei tempi più remoti. Ma alla storia ,principale se ne mescolano altre tre: una che ripercorre la vicenda, autentica, dello psicanalista eretico Wilhelm Reich, e la sua scoperta di un’energia cosmica da lui chiamata orgone; una seconda che descrive un’America futura divisa in tre confederazioni diverse ma ugualmente repressive, e unite nel destinare gli oppositori a un carcere terrificante; infine, l’ultima che, paradossalmente, vede Wilhelm Reich e Nicolas Eymerich in un duro confronto dialettico, in uno scenario da incubo di cui solo alla fine si comprenderà la natura.

Il legame tra le varie narrazioni è proprio il pensiero di Wilhelm Reich, personaggio scomodo e difficile che solo da pochi anni le enciclopedie si degnano di citare. Eppure, a mio parere, si tratta di una delle menti più brillanti del nostro secolo, anche se l’esistenza della sua energia organica è lungi dall’essere provata. A Reich si devono la psicosomatica, la terapia bioenergetica poi fatta propria da Alexander Lowen, la teorizzazione della “rivoluzione sessuale”, il primo tentativo di riconciliazione tra marxismo e psicoanalisi, lo studio dei nessi biologici tra corpo e psiche.

Insomma, un gigante. Trattare in maniera romanzesca un personaggio del genere poteva essere rischioso. Ho capito di avercela fatta quando ho cominciato a ricevere telefonate e lettere di plauso da parte di psicoterapeuti reichiani, culminate nell’invito a essere ospite nel grande convegno che si terrà a Napoli l’aprile prossimo, nel centenario della nascita di Reich. La domanda più comune era come facessi a essere così informato sul pensiero reichiano. Semplice: mi sono letto tutti i testi di Reich tradotti in Italia (nella mia biblioteca ne figurano 19). Se a questi si aggiungono molti volumi sulla Sardegna medioevale di cui mi sono servito per la stesura del mio libro, si comprenderà come scrivere un romanzo di fantascienza sia molto più complesso di quanto può sembrare.

Ma veniamo alla trama degli episodi principali, quelli che hanno a protagonista Nicolas Eymerich e per sfondo l’assedio delle truppe aragonesi alla città di Alghero, nel 1354. Per chi non abbia avuto tra le mani i precedenti romanzi, dirò che Eymerich è un “eroe” tutt’altro che positivo. Gelido, crudele, altero, dotato di una fredda intelligenza, rappresenta un potere assoluto che non ammette di essere discusso e che è pronto a ogni ferocia pur di annientare chi cerca di incrinarlo. Il fatto è che Eymerich, attraverso San Tommaso d’Aquino, ha fatto proprio il culto aristotelico della razionalità: per lui l’eresia, ogni eresia, è una caduta nell’irrazionale, e come tale va estirpata col ferro e col fuoco (soprattutto col fuoco).

Ma dove sta la fantascienza in tutto ciò? Sta nel fatto che gli enigmi che Eymerich deve risolvere per avere ragione dei nemici hanno sì una spiegazione nell’ambito delle credenze medioevali, ma quelle credenze trovano sostanza nella scienza del presente e del futuro. E la vittoria di Eymerich ha ripercussione nei secoli, fino a causare nell’avvenire (nel nostro avvenire) catastrofi spaventose, tali da minacciare la sopravvivenza stessa dell’umanità.

Eymerich è dunque, in fondo, padrone del passato, del presente e del futuro: una sorta di demiurgo spietato e lucido, astuto e determinato. Eppure il lettore finisce inevitabilmente per identificarsi con lui, per stare dalla sua parte, addirittura per trovarlo simpatico o per nutrire una sorta di spaventata ammirazione. Il fatto è che Eymerich, qualunque cosa faccia, è comunque grande, mai meschino; e il suo inflessibile rigore ne fa un idealista, in un’epoca di incertezze e di tentennamenti morali. E qui alludo non al medioevo, ma alla nostra epoca.

Che dire, ancora? Leggete Il mistero dell’inquisitore Eymerich, vi renderà più cattivi. In tempi di buonismo imperante può essere salutare.

“Sappiate dunque che l’inquisitore può mentire, ingannare, fare false promesse, nascondere, svelare. Solo il papa può condannare il suo operato. Ma nessun papa lo ha mai fatto.”

L’autobiografia del 1997

Sono nato nel 1952. Fino al 1988 ho fatto lo storico, pubblicando cinque volumi e una quantità di saggi. Poi ho piantato tutto e mi sono messo a scrivere romanzi di fantascienza. I primi tre sono apparsi su “Urania”, l’ultimo volume, nella collana “Superblues”. Vivo a Bologna dove lavoro come funzionario stata le (spero ancora per poco). Sono tra i fondatori della rivista Carmilla, dedicata al nuovo fantastico italiano. Ah, dimenticavo: sono un leggendario bevitore di birra.

Il libro nel 1997

Valerio Evangelisti
Il mistero dell’inquisitore Eymerich
Mondadori 1996, pp. 314
L. 29.000

In libreria

evangelisti

Valerio Evangelisti
Il mistero dell’inquisitore Eymerich

Mondadori, 2003  (Collana Piccola Biblioteca Oscar)
250 p., brossura
€ 10,00  Disponibile in e-book a € 6,99  

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Romanzi e racconti con protagonista Nicolas Eymerich

In ordine di pubblicazione. La successione cronologica degli avvenimenti è indicata dalla data a fine riga


Nicolas Eymerich, inquisitore
, Tascabile Mondadori, 2004
€ 10,00
Ambientazione 1352

Le catene di Eymerich, Tascabile Mondadori, 2006
€ 9,50
Ambientazione 1365

Il mistero dell’inquisitore Eymerich, Tascabile Mondadori, 2003
€ 10,00
Ambientazione 1354 

Il corpo e il sangue di Eymerich, Tascabile Mondadori, 2005
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Cherudek, Tascabile Mondadori, 2004
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Ambientazione 1360

Picatrix. La scala per l’inferno, Tascabile Mondadori, 2004
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Ambientazione 1361

Metallo urlante, Einaudi Stile Libero, 2010
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Ambientazione 1353

Il castello di Eymerich, Ebook Mondadori
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Ambientazione 1369

Mater Terribilis, Tascabile Mondadori 2003
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Ambientazione 1362 

La luce di Orione, Tascabile Mondadori, 2008
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Ambientazione 1366

Rex tremendae maiestatis, Tascabile Mondadori, 2011
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Ambientazione 1372


Questo articolo è stato ripubblicato (con grafica diversa) nella rubrica thema
del numero 12 di exlibris, settembre 1998