Anno 1 | Numero 2 | Ottobre 1997

Nemmeno il destino (Feltrinelli) è la storia di Alessandro dall’età pre-adolescenziale alla maturità interiore e spirituale. Figlio di una ragazza-madre, trascorre la sua infanzia tra il grigiore della vita cittadina e il cielo limpido delle Dolomiti visitate in compagnia della famiglia Cardi alla quale egli si sente molto vicino. Ma un fatto sconvolge la sua vita già indebolita dagli attacchi dell’amaro destino: a quindici anni Ale dà fuoco alla casa dove abitavano Anna e Angelo Cardi prima di essere sfrattati e costretti a vivere precariamente in una locanda. Con questo gesto compiuto all’insegna della vendetta e della giustizia nei confronti del proprietario della casa in cui i Cardi avevano abitato felici, Ale viene chiuso in un Centro di Rieducazione.

La sua vita sembra ormai segnata da una catena di eventi che trascendono la volontà umana: un padre inesistente, una madre malata di nervi chiusa nel suo dolore e nella solitudine di una vita distrutta, il ricordo ossessivo dell’incendio, la rabbia e la triste consapevolezza di non avere origini e di non conoscere il perché di questo tortuoso cammino.

Ma un raggio di luce arriva quando, uscito dalla Comunità, Ale tenta di rifarsi una vita sulle montagne adorate; si sposa con Gloria, una ragazza conosciuta in un rifugio, trova lavoro in un Centro Geofisico e Meteorologico e diventa padre di due bambini: Ferdi, nome del suo amico di sempre, e Sara.

Il racconto termina di essere narrato proprio a questo punto quando la vita del giovane Ale sembra vendicarsi di un destino severo e penoso, un destino irremovibile che ha sempre deciso per lui ma che ora deve rassegnarsi di fronte a una luce che illumina questa vita fragile e indifesa.

Luci e ombre si alternano in un gioco chiaroscurale, dall’aria fresca e pura delle montagne all’atmosfera cupa e soffocante della città, così come tra il realismo crudo e disperato dei capitoli, in cui si narra dell’incendio o della madre malata, si insinuano brevi racconti di fiabe e leggende sui Fanes, antica popolazione che viveva sui monti; e mentre ogni capitolo è narrato dal giovane protagonista, queste leggende sono raccontate, se pur in terza persona, dalla voce della moglie Gloria e, avvolte dal fascino del paesaggio montano con i suoi boschi e i suoi animali, esse sono poste prima di ogni capitolo del libro come i sogni precedono ogni brusco risveglio alla realtà.

È proprio Gloria quindi, come in una magia, l’artefice di un nuovo mondo e di nuove verità che possono salvare Alessandro dagli agguati di un destino che crea e distrugge, che unisce e separa e che decide l’incontro e lo scontro di eventi che costruiscono un passato; e sono i due figli e il profumo della montagna, la speranza e la forza di un domani nuovo, fresco e libero che nemmeno il destino con le sue forze occulte e scatenanti potrà mai imprigionare.

Maria Laura Avallone

“La vita è un bambino che piange e che chiama, e nessuno che risponde. È solo questa la vita, se uno è soltanto un bambino che piange.”

Biografia del 1997

Gianfranco Bettin, veneziano, ha scritto Qualcosa che brucia nel 1989, il saggio Dove volano i leoni – Fine Secolo a Venezia nel 1991 e i romanzi-reportage: L’erede Pietro Maso, una storia dal vero del 1992 e Sarajevo may be del 1994.

Biografia aggiornata su http://gianfrancobettin.it/biografia.html

In libreria

Gianfranco Bettin
Nemmeno il destino
Feltrinelli, 2004
Universale Economica
117 p., brossura

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