Una striscia di carta moschicida lasciata per caso ai bordi della strada, tra il marciapiede e un’aiuola curata dagli operai del Comune. Così è la scrittura per me. Sta lì, inerme, e ci resta appiccicato tutto quello che capita a tiro; accoglie ciò che passa. Non è raro infatti trovarci una piuma di piccione, dei granelli di polvere, asfalto sbrecciato, o aghi di pino marittimo.

A volte capita di trovaci una goccia di sangue, capita anche questo. Perché la vita è dolore. E gioia. E passione. E attesa. Ma di che, poi? «La vita è dolore» di sicuro avrà scritto un poeta da qualche parte, chiuso nella sua stanza, davanti allo schermo fluorescente del computer. La vita è anche dolore.

Bastano poche gocce di sangue, a volte neanche occorrono, per far capire al lettore la visione, nel senso di «ciò che si vede», di uno scrittore. Anche dello scrittore miope o astigmatico.

La scrittura è interessata a sfiorare (segnare?) l’area potenziale delle infinite possibilità della scrittura. [sic!]

Ecco allora da dove nascono gli sguardi erranti di Fagotto e Sparafucile. Stanno lì, sul ciglio della strada, e guardano, e aspettano, e sorridono, e parlano di Dio o dei loro dolci preferiti. E intanto si aggrega alla coppia qualche nuovo amico: il cane Tacchino, Galileo il piccione, Gino.

E chi scrive tiene dietro alle loro fumisterie, divaga, riposa, s’accanisce.

Le storie non hanno né capo né coda. Ma come si può andare dritti per la propria strada quando arriva una folata a scompaginare i fogli e mischia le storie, o quando parli con qualcuno e ti viene voglia di raccontare di una rondine che passa in cielo proprio in quel momento davanti alla tua finestra?

1.

Orsù dunque, che fare Fagotto, che pensare?
Dove andare infine compagno di strada. Perché andare?
In questa dolorosa valle s’avvii il pellegrinaggio s’avvii
Si vada?
Si vada.

2.

Di buon mattino Fagotto e Sparafucile s’avviano, lasciando buoi, case, i letti ancora caldi delle notturne accoppiate amorose prima del congedo. E l’un l’altro indicano il cammino annusano la giusta via, osservano commossi in foto l’effigie del santuario. La foto è impolverata, giallina, rosicchiata intorno.

Starnutisce Fagotto.

Starnutisce Sparafucile.

Poi Fagotto si prende in mano la mano destra, annusa le unghie nere per i lavori di terra e comincia a morderle. Con le forbici taglia l’unghia del
pollice sinistro, poi l’indice, il mignolo, il medio e l’anulare. La lingua
passata a smussare, e i denti davanti completano il lavoro…

La biografia nel 1999

Daniele Garbuglia è nato a Recanati nel 1967. Ha curato le edizioni di alcuni racconti di Silvio D’Arzo e un’edizione delle poesie di Antonio Delfini. Questo è il suo primo libro.

Il libro nel 1999

Fagotto e Sparafucile di Daniele GarbugliaDaniele Garbuglia
Fagotto e Sparafucile
Pequod 1998
92 p., L. 15.000

Il libro attualmente è fuori catalogo
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La biografia nel 2019

Daniele Garbuglia è nato a Recanati nel 1967 e vive a Senigallia. È autore del racconto Fagotto e Sparafucile (Pequod 1998) e della serie di libri per ragazzi Soqquadro (Giunti 2006). Per le Edizioni Casagrande ha pubblicato i romanzi Home (2004), Musica leggera (2009) e La vita privata (2016).