Opera improbabile sarebbe riscrivere la Commedia di Dante; nemmeno Pasolini c’è riuscito.

Certo per più di un decennio ha ruminato quest’idea: già dal 1963 cominciò a parlare della Divina Mimesis, ma solo nel ’75 diede alle stampe quelle pagine che lui stesso definisce «documento». Documento della crisi in cui era caduto alla metà degli anni Settanta, e il tentativo di costruire un romanzo impossibile, avrebbe voluto un libro scritto a strati, che documentasse come un diario ogni nuova stesura senza cancellare le precedenti, sarebbe stata l’ultima opera in un italiano non-letterario, una lingua che vivesse d’osmosi con i dialetti, il latino, il parlato, fino ad esaurire ogni incrocio possibile.

Questo ci raccontano due note del ’64.

Il libretto edito nel ’75, ristampato da Einaudi nel 1993 (pp. 92, L. 15.000, nel 1999 ndr), giace sonnolento sugli scaffali di qualche libreria. A parte il I e II canto dell’Inferno contiene solo appunti e frammenti, non versi – prevedibili terzine -, ma prosa; carmen solutum in realtà: una narrazione che sembra aprirsi in ogni momento a squarci di poesia inaspettati.

Pasolini sceglie come Virgilio il se stesso degli anni Cinquanta – piccolo poeta civile che ingiallisce con i suoi libri – e lasciate le tre fiere comincia il suo viaggio in un Inferno neocapitalistico; nonluogo in cui tutto è possibile, dove più forte è la paura, o forse solo la coscienza amara della vita destinata a finire: «il senso di un addio dato alle cose prima ancora di averle conosciute, una infernale nostalgia di ciò che appena si ha». Forse è così, è solo una visita al mondo questa vita, eppure vive in qualcuno con coraggioso amore, la cieca testardaggine della poesia; i passi raggiungono un prato pieno di innumerevoli fiori, increduli a morire, destinati a una vita di pochi giorni, «fiorucci in cui c’era solo la lietezza, condivisa tra mille e mille piccoli fratelli assetati di sole»; poi viene un pensiero e basta da solo: sono gli stessi, quei fiori, delle altre primavere – come in un ricordo, un sogno – per cui il passato si confonde con il presente, «e un prato è qui, e insieme nel cosmo». Siamo ad un pensiero senza ragioni: l’appartenenza al cosmo vive negli uomini come una memoria antica; ogni atto della vita non è che un segmento già segnato in una linea che è la vita stessa, chiara solo nel sogno. Ed è un sogno – un incubo – questo viaggio, camminare per le autostrade deserte del nuovo capitalismo – quelle di Uccellacci e uccellini – fino ad un piazzale di asfalto, parcheggio sconfinato senza una macchina, perduto nella penombra; incontrare le demonie dagli occhi carichi di una luce nera e nemica, aspettare che si radunino come dal nulla, una grande folla informe. Sono i conformisti, coloro che peccarono di normalità, quelli che in vita non ebbero il coraggio di fare gli Orlandi e i Donchisciotti; «le masse che hanno eletto a loro religione il non averne, che ripetendo gli altri hanno pensato, chiusi nella loro ottusa meschinità, solo a non essere piccoli, inferiori, ultimi.

«Do alle stampe oggi queste pagine come un documento ma anche per far dispetto ai miei nemici: infatti offrendo loro una ragione in più per disprezzarmi, offro loro una ragione in più per andare all’Inferno.»

È la fine, la notte scende all’improvviso come un temporale; restano solo pochi frammenti, e un degno congedo: «Sono passato, così, come un vento dietro gli ultimi muri o prati della città – o come un barbaro disceso per distruggere, e che ha finito col distrarsi a guardare, e a baciare, qualcuno che gli assomigliava – prima di decidersi a tornarsene via».

Se Dante è stato il primo, Pasolini è l’ultimo poeta civile italiano; hanno ucciso con lui la stessa poesia civile, è la scelta di una società a non avere più coscienza critica. L’Italia ha perso un poeta – come diceva Moravia commosso – e di poeti non ce ne sono tanti, ne nascono due o tre in un secolo.

Giuseppe Pesce

Il libro

La Divina Mimesis di Pier Paolo PasoliniPier Paolo Pasolini
La Divina Mimesis
Mondadori, 2006
Collana: Oscar scrittori moderni
116 p., ill., brossura
€ 9,00

Il libro attualmente è fuori catalogo