Viviamo in una società in cui i vicini di casa sono spesso estranei: ci si scambia un “buongiorno” a bocca stretta, si scelgono le scale per evitare di condividere l’ascensore. Eppure, accanto a questa ritrosia a conoscere chi abita vicino a noi, cresce un senso di solitudine che impregna la nostra società. Il libro di Toni Spagone, Storie di ringhiera, ci riporta a un momento della nostra storia in cui la vita condivisa era una realtà necessaria, faticosa ma affascinante e arricchente. Le case di ringhiera erano dei nuclei sociali con dinamiche relazionali ben precise e fatte di voci che si chiamavano da una finestra all’altra, panni stesi al vento, rumore di passi sul legno e stanze in cui ogni porta aperta rivelava un pezzetto di umanità condivisa.
La storia inizia nel 1946 in un piccolo paese pugliese quando Antonia e Francesco si innamorano, formano una famiglia ma le difficoltà economiche li portano a trasferirsi a Torino. Una città nuova, grande, piena di opportunità ma anche di difficoltà. Grazie alla sua determinazione, Francesco riesce a costruire una vita nella nuova città per sé e per la sua famiglia, che nel frattempo è cresciuta fino a contare cinque figli. Quando sarà necessario reinventarsi, entrerà in scena la casa di ringhiera.
Conosciamo e ci affezioniamo a tutti gli abitanti di questa rumorosa e molto viva casa di ringhiera dove tra personaggi strani e figure commoventi i figli di Antonia e Francesco crescono tra marachelle e primi amori. I legami che nascono tra queste pagine sono spontanei, la vicinanza forzata crea solidarietà e accettazione dell’altro in un reciproco supporto che compensa le difficoltà materiali di una vita umile ma dignitosa. La casa diventa così parte della crescita dei figli: oltre alle stanze della famiglia, ci sono le voci, le abitudini e gli incontri con gli altri inquilini. Il racconto familiare si allarga fino a diventare la storia di una piccola comunità.
Gli abitanti della casa di ringhiera, che conosciamo anche grazie alle bellissime illustrazioni che arricchiscono il volume, sono presenze vive, anche quando occupano poche pagine. L’autore sa renderli memorabili e capaci di accendere ricordi. Qualcuno di questi inquilini vi ricorderà una persona che avete conosciuto, o magari soltanto incrociato per strada senza sapere nulla di lei. In queste pagine potrete immaginare di varcare la sua soglia e conoscerne la vita.
Il libro è coinvolgente e la scrittura pulita e lineare riesce a farci emozionare senza risultare sdolcinata o stucchevole. L’effetto nostalgia era un rischio che secondo me l’autore ha saputo gestire proprio grazie allo stile asciutto e alla struttura in brevi capitoli che ci fa conoscere tanti personaggi e tanti episodi della famiglia di Antonia permettendoci di ricostruire un affresco completo e generale di una realtà che è stata. Una finestra su un passato non troppo lontano che parla a una società presente affamata di rapporti umani autentici e di vicinanza.
Maria Rosa Leone

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