Cortesie per gli ospiti di Ian McEwan è un romanzo breve che sfida ogni tentativo di classificazione, un thriller fuori dagli schemi che si distingue per la sua natura enigmatica e sensuale.
In una città lagunare ricca di canali e labirintiche stradine, il cui nome non viene mai svelato ma che viene descritta in tutte le sue sfaccettature (ipotizziamo realisticamente che possa trattarsi di Venezia), una coppia inglese è in vacanza, alla ricerca di una via di fuga dalla monotonia della vita quotidiana. Il silenzio e l’incomunicabilità, infatti, hanno preso piede nelle giornate di Mary e Colin, mentre una noia crescente erode il loro rapporto. In cerca di un fuoco che ormai arde solo a tratti, i due si accontentano di momenti di passione sempre più sporadici, vivendo perfino quel viaggio senza alcun trasporto; Colin pensa a dove cenare, Mary si preoccupa dei figli (avuti da un precedente matrimonio) che ha lasciato a casa.
A metà del loro soggiorno, per quello che sembrerà un crudele scherzo del destino i due finiscono a trovare conforto nella compagnia di due sconosciuti, Robert e Caroline, che vivono in un sontuoso palazzo in riva al mare di quella misteriosa città. Robert, un omone appassionato di fotografia, accoglie Colin e Mary nella sua casa. Non è ben chiaro cosa sia accaduto, ma i due si risvegliano nudi in un’elegante stanza di quel palazzo. Lì incontrano Caroline, la moglie di Robert, una donna sfuggente e segnata da un disagio fisico che la rende visibilmente sottomessa al marito.
Fin dalle prime interazioni fra i quattro protagonisti di questa storia è lampante l’ironia insita nel suo titolo originale, The Comfort of Strangers; un’espressione che stride con il senso di disagio e tensione che emerge proprio da queste pagine.
Nonostante tutte le stranezze Colin e Mary decidono di fidarsi, e non solo: dapprima trovano nella coppia di estranei un impulso che sembra aiutarli a recuperare una certa intesa. Al contempo, però, avvertono una crescente e razionale necessità di allontanarsi da loro. Pur riconoscendo di essere stati toccati da una sorta di energia rinnovatrice, non riescono a fare a meno di percepire anche una strana inquietudine, come se quell’aura di vitalità fosse in qualche modo disturbante. Perfino la casa di Robert e Caroline sembra prendere vita, mostrandosi tanto come un confortante ristoro quanto come una trappola invisibile. E come il palazzo è il suo anfitrione: ogni gesto del loro ospite sembra carico di una strana tensione, e Colin, inizialmente pronto ad armonizzarsi con lui, finisce per sentirsi progressivamente smarrito, disorientato e intimidito.
Robert non manca di raccontare agli ospiti la sua infanzia e gli anni della sua giovinezza, ponendo particolare attenzione sulla figura paterna e rivelando così una visione fortemente oppressiva nei confronti delle donne. Ciò spaventa Mary, che nei giorni successivi si trova a riflettere sulla condizione di Caroline; sarà proprio la sua preoccupazione a spingerli a tornare in quella casa, per poi scoprire che la perversione di Robert lo porta di fatto a infliggere sofferenza fisica alla compagna, innamorata fino all’ossessione. Come un demone, un burattinaio malvagio, Robert rivela la sua vera essenza solo sul finale, in un’agghiacciante esplosione di piacere perverso che distrugge irrimediabilmente i due protagonisti.
Imponente, in questo lungo racconto, è la presenza della città; un luogo brulicante di turisti e ricco di viuzze che sembrano progettate per disorientare più che per accogliere, creando una scenografia che soffoca e opprime. Pagina dopo pagina, Mary e Colin attraversano una città che sembra disegnata all’interno di un incubo da cui non possono svegliarsi.
McEwan costruisce così una storia intrisa di suspense psicologica dove le dinamiche relazionali e i ruoli sociali si deformano, mescolando attrazione e repulsione in un gioco ambivalente. Attraverso il confronto delle due coppie con gli aspetti più inquietanti dell’intimità e del desiderio, questo romanzo esplora le paure e le tentazioni più oscure, intrecciando una narrazione in cui i confini tra bene e male diventano sfumati e indistinti, e invitando il lettore a riflettere su quanto siamo disposti a cedere alla compagnia di perfetti sconosciuti.
Rossella Lettieri
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