Lo psicodramma è un metodo psicoterapeutico che permette di esplorare emozioni, conflitti e relazioni attraverso la rappresentazione scenica, oltre che attraverso il racconto a parole. Le sue origini risalgono alle sperimentazioni di Jacob Levy Moreno nella prima metà del Novecento. Anne Ancelin Schützenberger, protagonista di questo volume, ha contribuito in modo determinante alla sua diffusione in Europa. Ma bastano poche pagine per capire che il valore letterario e quasi poetico di questo bellissimo saggio biografico di Colette Esmenjaud Glasman sta nel modo in cui racconta l’intreccio fra la vita professionale di Anne, il suo impegno nella psicologia di gruppo e la sua esperienza personale.

Nel testo incontriamo dapprima Anne bambina, nata in Russia negli anni tormentati successivi alla rivoluzione bolscevica, poi giovane donna quando il mondo viene sconvolto dalla Seconda guerra mondiale. Leggere della sua famiglia e del loro peregrinare in Europa, così come della sua sensazione di emarginazione e di estraneità negli ambienti più agiati e mondani di Parigi, consente di comprendere la sua vivacità intellettuale e il suo entusiasmo nei confronti delle nuove tendenze psicoterapeutiche molto più a fondo di quanto avrebbe permesso un semplice saggio sul tema.

Nel corso delle pagine Anne vive molte vite: studia giurisprudenza, è una donna innamorata, una madre, una figlia, un’appassionata di psicologia e, sempre, una pioniera. La sua storia racconta le fatiche e le passioni private che accompagnano una carriera pubblica, costellata di ispirazioni ma anche di ostacoli, delusioni e battaglie per il riconoscimento di sé e del proprio lavoro in un ambiente fortemente maschilista ed elitario. Queste battaglie aprono una domanda che riguarda anche il presente: quanto della fatica di una donna viene lasciato fuori dal racconto dei suoi risultati?

L’autrice lavora su materiali d’archivio e interviste, documenti e testimonianze per restituire una complessità che raramente trova spazio nei manuali tecnici. A questa ricerca si aggiunge la conoscenza diretta della protagonista: Colette Esmenjaud Glasman è stata sua allieva, collaboratrice e amica, una vicinanza che dà ulteriore rilievo al confronto con documenti e testimonianze. Per questo il libro si può leggere anche come un’avventura femminile e femminista: Anne ne esce ritratta come una donna piena di contraddizioni, profondamente viva, capace di cambiare e di lasciare un segno.

A rendere più accessibile questo intreccio di storia personale e collettiva contribuisce anche il lavoro della traduttrice Maria Cristina Sidoni. La sua attenzione a conservare le tracce della lingua e della cultura francese si accompagna a un lavoro di ricerca che arricchisce l’edizione italiana di note, riferimenti bibliografici e mappe. Sono strumenti che aiutano a orientarsi fra persone, luoghi e vicende, avvicinando il lettore al mondo di Anne e restituendo spessore al contesto in cui il suo pensiero ha preso forma.

Così lo psicodramma evocato dal titolo e al centro della sua carriera professionale diventa anche un’immagine della vita che queste pagine ricompongono attraverso voci e scritti. Ne nasce un caleidoscopio teneramente umano, una bellissima storia da leggere.

Valeria Di Tano