Una giovane escort uccisa a La Spezia e un medico pendolare che vive nella stessa città e lavora all’ospedale di Genova. Questi sono i protagonisti del nuovo romanzo thriller di Emiliano Bezzon Ti ho visto morire in uscita da Golem Edizioni. Prima di parlare del libro è necessaria una premessa importante sull’autore: Emiliano Bezzon, tra le altre cose, è stato Comandante della Polizia Locale in diverse città (tra le quali Varese, Torino e Milano), collaborando con diverse Procure nella conduzione di importanti indagini; l’aver vissuto in prima persona determinate situazioni investigative emerge in modo evidente nella minuziosa descrizione dell’indagine di polizia, arricchendo significativamente l’opera.

Qual è il legame che i protagonisti di Ti ho visto morire hanno tra loro? Soltanto il vivere nella stessa città? Non molto di più, in realtà; l’unico aspetto ‘personale’ che li accomuna è che entrambi conducono un’esistenza grigia, una vita solitaria, anonima, per questo non è probabilmente un caso che non si conoscano i loro nomi (si scoprirà il nome della donna soltanto alla fine del libro). È come se venissero raccontate due storie indipendenti: nell’alternarsi dei capitoli viene narrato l’andamento delle indagini volte a trovare l’assassino che permettono anche di scoprire la vita della donna e viene descritta la quotidianità del medico. La narrazione procede parallela fino a quando le storie e i destini dei due forse si incrociano.

Il libro si apre subito con l’omicidio attorno al quale ruoterà l’intera vicenda: una giovane escort viene uccisa nel suo appartamento. Qual è la sua storia? Quale può essere il movente di tale terribile omicidio? Ma soprattutto chi è l’assassino? Qualcuno ha forse involontariamente assistito al delitto? La risposta a quest’ultima domanda è: quasi impossibile. «Dalla portafinestra si vedevano i treni passare, carichi di una moltitudine di differenti umanità, troppo concentrate sul sé per potersi anche solo accorgere di quel che accade poco lontano». Gli investigatori si mettono subito al lavoro per ricostruire la vicenda e consegnare il colpevole alla giustizia.

L’altro protagonista della vicenda, nonché principale io narrante del libro, è un medico, ‘pendolare veterano’ che vive con gli anziani genitori a La Spezia e lavora a Genova. La sua esistenza è scandita dalla solita routine: la sua giornata inizia la mattina con il viaggio in treno verso l’ospedale di Genova e si conclude la sera con il viaggio di ritorno verso casa con lo stesso mezzo e così per settimane, mesi, anni, decenni. Un elemento caratteristico che emerge con forza è la sua solitudine, la sua invisibilità (egli stesso afferma «Di fatto, sono un fantasma») sia nella vita quotidiana («Finalmente arrivo ai binari, dove c’è già molta gente, la solita da anni, che riconosco ma non conosco, che vedo ma non mi vede […]») sia in ambito lavorativo («All’ospedale nessuno si accorgerebbe del mio ritardo o, forse, addirittura della mia assenza e per questo non ho alcun motivo di agitarmi […]»). La sua vita procede in questo modo abitudinario, senza sussulti, fino a quando non riceve uno scossone.

Un ultimo aspetto rilevante del medico è la sua incapacità a distinguere la realtà dal sogno, dall’allucinazione: spesso, infatti, durante i viaggi in treno, cedendo alla stanchezza, fa sogni che gli appaiono molto reali. «Il treno adesso procede lento e rumoroso […] Riconosco molti dei palazzi lungo la ferrovia […] Ne fisso uno, concentro lo sguardo su una finestra ampia con le tende aperte e oltre la quale mi sembra di vedere un uomo abbracciare una giovane donna […] Guardo meglio, lei sembra molto bella anche se i lineamenti sono alterati da una smorfia di sofferenza, perché lui non la abbraccia affettuosamente come mi era sembrato, ma la tiene per la gola, spingendola verso una parete. Vedo la bocca di lei spalancata in un urlo che non posso udire, per il finestrino chiuso e il rumore dei freni»: realtà o allucinazione?

Non lasciando alcun dettaglio al caso, Bezzon costruisce molto abilmente una storia piena di colpi di scena che si legge tutta d’un fiato.

Chiara Novo