Anche Seamus Heaney, come Diogene, si pone ad un certo punto alla ricerca dell’uomo con una metaforica lanterna. La sua è La Lanterna di Biancospino, secondo quanto recita in italiano il titolo della raccolta di poesie The Haw Lantern, da lui pubblicata nel 1987, ed ora (nel 1999 ndr) edita in Italia per i tipi di Guanda a cura di Francesca Romana Paci (con testo originale a fronte). Il titolo è ripreso da quello di una composizione interna alla raccolta, dove la bacca rossa del biancospino invernale acquista agli occhi del poeta la forma di una piccola lanterna. Improvvisamente, nell’atmosfera gelida e tuttavia incantata dell’inverno, il minuscolo bagliore della bacca, per fantastica associazione, gli richiama alla memoria l’antico filosofo greco che in pieno giorno si aggirava per le affollate strade di Atene con una lanterna accesa in mano, alla ricerca dell’uomo giusto: «Ma talvolta quando il fiato ti s’impiuma nel gelo / prende la forma itinerante di Diogene / con la sua lanterna, alla ricerca di un uomo giusto… ».

Le poesie che Heaney raduna dunque sotto l’immagine emblematica d’un frutto selvatico, dal quale emana «piccola luce per piccola gente», sono tenute insieme da un senso di ricerca di integra e autentica umanità, che via via diventa anche indagine sulle funzioni della poesia, in quanto forma e significato da imprimere all’esperienza. Si tratta dunque di una ricerca duplice, di genuinità di vita e insieme di forma d’arte, che Heaney conduce interiorizzandone il percorso, addentrandosi di poesia in poesia nella propria storia personale, nel proprio sviluppo di uomo e di poeta.

Come osserva Francesca Romana Paci nell’introduzione The Haw Lantern è una raccolta dotata di struttura unitaria, anche se non immediatamente esplicita, e va letta dunque come sistema, dalla prima poesia, Alphabets, che è un’introduzione e in un certo modo una sinossi di tutte le altre», fino all’ultima, The Riddle, che raduna alla fine in una proposta di metodo e in una implicita apologia gli elementi della raccolta». La raccolta stessa, delineando con un linguaggio figurato le fasi di una crescita e le tappe di un processo di apprendimento, è sostanzialmente volta a una ricognizione e valutazione di forme e di spazi, ad un bilancio di perdite e di acquisizione.

Giustamente, siccome l’apprendimento ha inizio a casa e per gioco, Alphabets si apre con il padre del poeta che diverte il bambino proiettando con l’ombra delle proprie mani i primi segni grafici sul muro. Inizialmente l’esperienza del mondo è limitata alla casa, ai genitori; poi il cerchio si allarga alla scuola, ad altri luoghi e contatti, e tutto diventa più complesso, mentre l’esperienza via via si stratifica. Già nella prima poesia la voce narrante è adulta, e racconta in terza persona, ma palesemente si riferisce all’io dell’autore colto agli inizi della sua formazione.

Le poesie successive hanno come riferimento pressoché costante il mondo adulto del poeta, in cui la stessa voce ricorda, riflette e racconta, interrogandosi sui valori della cultura anglo-irlandese: una cultura scissa in due tradizioni, due passati di creatività, e dunque due ricchezze, ma purtroppo anche due passati storici troppo spesso accomunati dalla violenza, della quale fanno parte la stessa religione e le forme di culto. Trasferitosi dall’Ulster britannico alla Repubblica d’Irlanda, il poeta si trova spesso ad attraversare posti di blocco presso la frontiera che divide i due mondi, frontiera che in From the Frontier of Writing, come in altre analoghe poesie sull’insanabile dissidio irlandese (Parable Ireland, From the Republic of Conscience, From the Land of the Unspoken, From the Canton of Expectation, The Mud Vision), diventa metafora di una lacerazione da cui non sfugge la scrittura stessa di Heaney, come lui sottoposta a implacabili controlli davanti a fucili spianati, e tuttavia dotata di un grande potere liberatorio: «Improvvisamente sei fuori, giudicato ma prosciolto, / come se fossi passato da dietro una cascata / alla corrente nera di una strada asfaltata… ».

Fortissima è in tutta la raccolta la tensione trasmessa al poeta dai molteplici problemi politici, sociali e religiosi che continuano a tormentare la sua terra, tensione che si riflette a sua volta in uno stile attratto contemporaneamente dal reale e dal surreale, dal concreto e dall’astratto, dall’oratoria civile e dall’introspezione. Il centro della raccolta è occupato da un’accorata sequenza di otto sonetti, intitolata Clearances ovvero, secondo la percettiva traduzione italiana, Spazi vuoti, e dedicata alla memoria della madre del poeta. La memoria acquista nella sequenza il valore di una protezione contro il vuoto creato dalla morte che proprio per la sua fragilità rende ancora più caro e prezioso tutto ciò che deve essere ricordato.

Complessivamente, la traduzione di Francesca Romana Paci riesce a
coniugare la fedeltà filologica con un’autonoma capacità espressiva. Penetra con agilità non solo nel concreto mondo contadino di Heaney, ma anche nel suo ricco patrimonio culturale, cimentandosi a tratti con complessi esercizi letterari che il poeta si compiace di introdurre nella raccolta, e fra cui va segnalato A Ship of Death, a sua volta traduzione d’un possente brano tratto dall’antico poema anglosassone Beowulf.

Nora A. Barisone

In libreria

Seamus Heaney
La lanterna di biancospino
. Testo inglese a fronte
Guanda, 2017
Collana: Tascabili Guanda. Poesia
A cura di F.R. Paci
136 p., brossura
€ 10,00

Compra il libro su Amazon