Un viaggio tra passato e presente. La storia come tesoro da conservare, ma soprattutto da consegnare alle generazioni future. Delle civiltà che conservano dei beni inestimabili. In un testo, tendo, come strana consuetudine, ad andare direttamente al fondo per leggere gli eventuali nomi dati ai capitoli. Ogni nome all’inizio ha suscitato un certo interesse e poi di seguito ha trovato in me una lettrice curiosa e affascinata nello scoprire come uno scarabeo potesse simboleggiare un augurio di benevolenza, al contempo come una palla di caucciù potesse essere elemento di un gioco “mortale”. Dall’antico Egitto ai popoli centroamericani, la storia è composta soprattutto da simboli.
E ancora: da terre lontanissime alla nostrana Europa, precisamente in Grecia, terra di cultura e più precisamente di scultura, nella splendida raffigurazione di due statue, che grazie al lavorazione di diversi materiali, avrebbero preso vita, creando una nuova storia, una relazione forte ed emozionante con il nostro territorio, in particolare con il sud Italia, con una Riace degna di essere ricordata anche grazie a queste “magnifiche, tragiche statue”, gli ormai famosi bronzi di Riace. Altro sud Italia anche nei simboli come gli affreschi di vita e d’amore di una casa a Pompei prima dell’”aria rovente” provocata dalla famosa eruzione del Vesuvio. La cultura è pur sempre riconoscibile nell’arte, nella scultura e in particolar modo nei testi nascosti e riscoperti all’interno di una biblioteca a Coimbra. Libri, tra gli altri protagonisti, coloro che possono generare amore ma anche timori e sensi di colpa.
Il timore legato a una storia segreta di norma può essere legato anche a un evento: ciò è evidente nell’altra storia di Charlotte, che sposta in avanti l’asse temporale, portandoci da una certa antichità a tempi più “vicini”, diciamo così, a un passato che, restando passato, è decisamente più incline alle vicissitudini sentite nel presente. Ancora una volta, la storia gioca sui tempi, li trasforma e soprattutto li plasma.
Non si tratta solo di guardare al passato come a un elenco di date, ma di comprenderlo come una materia viva che modella il presente e prefigura il futuro.
Nella curiosità del personaggio di Charlotte, nella sua ambizione si possono riconoscere caratteristiche passate e presenti. Nella sua volontà di far ricordare il suo nome ai posteri, possiamo leggere la medesima volontà di tutti gli esseri umani di voler essere riconosciuti, una volontà che spesso travalica sentimenti più puri come l’amore e la sete di giustizia.
L’umanità del suo personaggio è ampiamente riconosciuta nell’atto finale, ciò che lei deve portare a termine, un omicidio. Una morte sempre legata alla storia, ma pur sempre una morte, definitiva e inesorabile.
E infine un’umanità diversa, legata al nostro “vicinato”, alla bella Torino, composta da diversi personaggi che si muovono per risolvere un ultimo mistero: la sparizione di un trofeo all’interno di una storica società di canottaggio.
La preoccupazione e i dubbi che ne derivano creano degli stati emotivi altalenanti, con un clima complesso da gestire. Da “una piccola oasi di pace e benessere”, quel luogo che si affaccia sul fiume diviene fortemente umorale, esattamente come l’andamento dell’elemento acquatico, ora tranquillo, in altri tempi più ostile agli esseri umani.
Altra storia, altre genti, ma ricollegandomi al principio, la storia non è un tempo che “passa” e finisce, ma è un tempo accumulato che vive nel presente. Come suggeriva il riferimento agli oggetti e ai simboli, ogni manufatto (dallo scarabeo egizio alla statua di Riace, all’ultimo trofeo scomparso) è una cristallizzazione di un momento passato che continua a comunicare con noi.
Sebbene tendiamo a vedere il tempo come una freccia, le civiltà citate nel testo – gli antichi Egizi, i giochi mesoamericani, la Grecia classica – ci insegnano che la storia è fatta di corsi e ricorsi. Il tempo è una forma che ritorna. Anche la distruzione, come l’eruzione del Vesuvio, non è solo una fine: “congela” il tempo in un attimo eterno che oggi possiamo analizzare, plasmandone di nuovo la percezione nella nostra mente.
La storia plasma il tempo perché gli dà un “volto”. Senza la storia, il tempo è una grandezza fisica neutra; con la storia, il tempo diventa racconto, lezione, monito e infine identità.
Annarita Perri

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