Non si sono accorte in tempo che tutto ciò era la sognante immagine d’un mondo inesistente…

Pubblicato nel 1976 e vincitore del Premio Strega nello stesso anno, Le quattro ragazze Wieselberger di Fausta Cialente è allo stesso tempo un romanzo autobiografico e storico, che racconta sia le memorie individuali e l’eredità culturale di una famiglia che la Grande Storia. La narrazione infatti prende ispirazione dalla vita della famiglia materna dell’autrice originaria della fiorente Trieste asburgica di fine Ottocento. Come suggerisce il titolo, la narrazione s’incentra sulle quattro sorelle: Alice, Alba, Adele ed Elsa che crescono in una tipica famiglia benestante, borghese e colta, fortemente influenzata dalla figura del padre, un conosciuto e stimato musicista.

Un quadro familiare idilliaco

Il libro inizia con una sorta di dettagliata foto di famiglia che ci descrive un angolo di tranquillità e leggerezza in un mondo che sta vivendo un periodo di crisi e sconvolgimento. Mentre il resto del mondo sta vivendo un momento di grande cambiamento, nella villa famigliare alle porte di Trieste, la vita scorre serena e la famiglia occupa il proprio tempo tra il canto, la poesia, le feste e i concerti, ignorando completamente l’esistenza dei problemi che porteranno ad un radicale cambiamento delle società del tempo.

Il lettore comprende immediatamente che la famiglia è utilizzata come specchio della borghesia del tempo, troppo occupata a pensare alle cose anodine della quotidianità per potersi rendere conto di quello che effettivamente sta succedendo intorno a loro. Con il procedere della narrazione che attraversa mezzo secolo della storia italiana, l’affresco generazionale della famiglia viene sempre più oscurato dalla Storia, in particolare dall’ombra della guerra e dal dolore dovuto alla perdita di persone care.

Una cornice quasi perfetta

La città di Trieste ha un ruolo molto importante, soprattutto nella prima parte del romanzo; non solo fa da sfondo alla storia famigliare ma viene personificata quasi al punto da diventare un ulteriore personaggio della narrazione. Nel periodo in cui è ambientato il romanzo, è una delle città europee più cosmopolite dove si incontrano e fondono tre culture diverse, quella latina, slava e germanica.

Inizialmente dipinta come un luogo idilliaco con una vita culturale ed intellettuale dinamica, fatta di feste e concerti, la città nasconde un lato oscuro. La narratrice infatti fa intravedere le dinamiche ‘nascoste’ determinate dall’ipocrisia borghese e dai limiti ideologici che impediscono alle persone di comprendere i fermenti sociali e le tensioni politiche che in poco tempo avrebbero portato alla totale distruzione di quel mondo fatto di privilegio e superficialità.

La storia collettiva interseca la storia individuale

Il romanzo si divide in quattro parti che si differenziano per stile e contenuti. La narrazione inizia in terza persona e si concentra sulla vita spensierata delle quattro sorelle nella prospera Trieste di fine Ottocento. Nella seconda e terza parte il lettore segue le vicende di Elsa e la sua vita al fianco del marito, ufficiale dell’esercito italiano, la cui carriera militare porterà la famiglia a spostarsi continuamente di città in città.

Particolarmente intensa è la terza parte che si focalizza sulla prima guerra mondiale, definita come un ‘inutile massacro’ che provoca un drammatico cambiamento sia per i membri della famiglia che per la società che li circonda – è infatti uno snodo critico che segna allo stesso tempo la fine di un’infanzia felice e di un’epoca storica segnata da prosperità, ricchezza culturale e stabilità. La quarta parte è narrata in prima persona, per dare l’opportunità all’autrice di prendere la parola e raccontare la propria infanzia e le sue vicende personali come, per esempio, la significativa esperienza di vita in Egitto.

Il filo narrativo che accomuna le differenti parti del romanzo è il legame indissolubile e complicato tra la saga familiare, le vicende personali dei singoli personaggi e lo spaccato della società del tempo. La narratrice ha un’intelligenza brillante, è osservatrice e molto intuitiva, e attraverso i suoi occhi inizialmente di bambina e poi di adulta, il lettore si sente trasportato nel tempo e nello spazio della storia, condividendo i sentimenti legati agli avvenimenti politico-culturali che hanno segnato la vita della famiglia.

Biografia personale trasformata in testimonianza di un’epoca

La scrittrice riesce a creare un resoconto dettagliato e coeso di oltre mezzo secolo di storia italiana ed europea, combinando i ricordi privati con documenti d’archivio e frammenti storici che trasformano la narrazione individuale in testimonianza collettiva.

L’analisi sociale che ne emerge sottolinea l’impatto della Storia sulla vita dei singoli individui travolgendone i destini e cambiandone completamente la direzione. Il romanzo denuncia anche l’ipocrisia e la mancanza di responsabilità da parte della classe dirigente che per tutelare la propria situazione privilegiata ha sacrificato un’intera generazione sull’altare della guerra di massa, spesso mascherandolo da eroismo per la patria.

Lo stile elegante e preciso tratta con grande delicatezza i temi drammatici del dolore e della perdita, del razzismo e del nazionalismo così come il tema dell’emancipazione femminile.  Il romanzo infatti può anche essere considerato un romanzo di formazione al femminile, particolarmente visibile alla fine della narrazione quando la narratrice vede sé stessa riflessa nelle immagini della figlia e delle nipoti, trasmettendo un messaggio di continuità generazionale che, almeno in alcuni casi, riesce a prevalere sulle sfide della Grande Storia e sulle ingiustizie sociali.

Valentina Lorenzon