Sfogliando il libro Miracolo a Torino entriamo dentro un cortocircuito di memoria, bellezza e ferite aperte. Il titolo ci interroga: qual è il “miracolo” di Torino?
Non un evento mistico o una cartolina patinata, ma la più grande metamorfosi sociale del Novecento italiano. Questo libro parla di uomini, di sguardi e barriere e non di marmi e palazzi barocchi. È la storia di una città-fabbrica che ha accolto centinaia di migliaia di persone, trasformandosi nel crocevia dei sogni di un intero Paese. E lo fa attraverso lo sguardo di un fotografo che per dieci anni ha documentato la normalità, fotografando semplicemente ciò che amava, trasformando ogni scatto in una finestra aperta sul passato. Guardando gli scatti di Angelo Giachello, si può sentire l’eco spirituale di Vivian Maier. Infatti, come la leggendaria tata di New York, anche Giachello possiede il dono raro dello sguardo invisibile: quella capacità di pedinare la vita con amore e discrezione, che trasforma la “banalità” del quotidiano in un’opera d’arte assoluta che non cerca l’applauso, ma solo la verità.
La grande protagonista del libro è la Torino del boom economico. È la città guidata dalla figura paterna dell’Avvocato Gianni Agnelli, capace di offrire un sogno concreto ai giovani che arrivavano dal Sud Italia con le valigie di cartone.
Era la promessa di una stabilità fatta di regole: il marito operaio o impiegato, la moglie a casa con i figli, le celebri Case Fiat a prezzo agevolato, le colonie estive per i bambini e la mitica utilitaria. Quella stessa utilitaria su cui ci si stipava ad agosto, quando gli stabilimenti chiudevano, per affrontare il lunghissimo viaggio e tornare al Sud ad abbracciare le famiglie d’origine. I testi di Basile ci restituiscono l’epica di questo riscatto, mentre le immagini di Giachello ne fissano i volti.
Ma un racconto per essere onesto deve fare i conti con le ombre. Il boom economico ha avuto un prezzo altissimo pagato dal territorio e dalle persone.
È la Torino dei grandi palazzoni di cemento seriale, quartieri dormitorio nati in fretta, dove il verde spariva e la speculazione edilizia soffocava il paesaggio. E in questo scenario alienante, pagano il conto più salato i ragazzi: figli del boom lasciati spesso a loro stessi, con il dramma dell’abbandono scolastico precoce e il conseguente rischio dell’illegalità. Le foto di Giachello catturano sguardi smarriti che ci regalano una radiografia sociale senza sconti.
Eppure, in mezzo a queste contraddizioni, il libro si accende di un’umanità irriducibile: c’è la marea di immigrati del Sud, che hanno edificato il futuro industriale della città. Troviamo le radici del riscatto sociale, gli anni in cui un giovanissimo don Ciotti muoveva i primi passi, gettando i semi del Gruppo Abele. E poi il folklore popolare e resistente: il leggendario Maciste di Porta Pila, le famiglie storiche dei giostrai Piccalunga e dei marionettisti Lupi e il microcosmo del mercato di Porta Pila con la sua amatissima elezione annuale della regina del mercato.
A legare insieme questa immensa materia umana è la forza dello stile. Da un lato c’è l’impronta di Dario Basile, la sua scrittura ha un taglio rigorosamente giornalistico ma profondamente empatico. Il suo linguaggio è semplice, ma mai banale, egli possiede un’originalità e un’efficacia narrativa tali da garantire una fluidità di lettura straordinaria, capace di tenere incollato il lettore pagina dopo pagina. Dall’altro lato, le fotografie di Giachello dialogano con i testi in una struttura di racconti paralleli: le immagini dicono ciò che il testo non dice, e viceversa. Non c’è nulla di patinato; c’è invece la scelta di osservare e catturare la vita di tutti i giorni. In questo modo, viene lasciata al lettore la libertà dell’immaginazione, l’invito ad andare oltre l’inquadratura per completare il racconto con la propria sensibilità.
In un’epoca in cui rischiamo di correre troppo veloci, Miracolo a Torino ci offre uno specchio potentissimo. Le parole di Basile e la fotografia di Giachello ci ricordano che la grandezza di una città risiede nella sua capacità di fare i conti con le proprie luci e le proprie ombre. Questo libro è un invito a rialzare lo sguardo: per i torinesi, per riconoscersi in una genealogia di fatiche e sogni; per chi viene da fuori, per capire l’anima vera di una città che ha fatto il Novecento italiano.
Grazie a Basile e a Giachello per averci restituito, scatto dopo scatto e parola dopo parola, il miracolo della nostra storia.
Assunta Totaro

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