“Ogni giorno venivano denunciati casi di allontanamento: adolescenti in fuga temporanea dopo una lite coi genitori, bimbi smarriti al parco giochi o donne che cercavano una tregua da mariti violenti. Nella maggior parte dei casi, tutto si risolveva in mezza giornata di ricerche, al massimo ventiquattr’ore. Purtroppo, qualche caso rimaneva irrisolto e con il tempo veniva archiviato in fascicoli, destinati a riempirsi di polvere sulle scrivanie.
Mi augurai che la foto che tenevo in mano non finisse proprio in uno di quei fascicoli. […] Riattaccai. Non avevo la minima idea di cosa avrei potuto dirgli di nuovo che non avesse già sentito, visto che le ultime settimane di indagini non avevano portato a nulla.
Sollevai il malloppo di incartamenti, aggiunsi la foto della nuova ragazza in cima e andai a rapporto.” 

Nella quiete di una villa tra le colline torinesi, Elisabetta si risveglia da un coma senza memoria del passato. Mentre cerca di ricostruire la propria identità, è perseguitata da visioni inquietanti e da una presenza indefinibile, che però vengono sempre sminuite dal marito Guglielmo, uomo molto premuroso (forse troppo). In parallelo, l’ispettrice Azzurra Borghi – brillante ma tormentata dal suo disturbo ossessivo compulsivo – indaga sulla sparizione di alcune ragazze. Tra realtà e suggestione, le due linee si intrecciano in un thriller psicologico intenso, dove nulla è come sembra e ogni silenzio nasconde una verità da svelare.

C’è qualcosa di sorprendente in Memorie sommerse, il romanzo d’esordio di Deborah Boscolo. Fin dalle prime pagine si percepisce quella freschezza narrativa tipica delle nuove voci, ma allo stesso tempo una maturità stilistica che raramente si incontra in un primo libro. È una storia che cattura, che non lascia scampo: una di quelle letture che inizi quasi per curiosità e finisci per divorare in un soffio.

La scrittura è semplice, ma nella sua semplicità risiede la forza del romanzo: il ritmo è scorrevole e consente al lettore di restare immerso nella narrazione senza mai sentire il bisogno di interrompere la lettura. Un altro elemento vincente è la struttura a capitoli: ognuno porta il nome del personaggio da cui si osservano gli eventi, alternando punti di vista e momenti temporali. Questo gioco di prospettive permette di conoscere in profondità ogni figura della storia, creando un legame autentico con la trama e con i protagonisti. È proprio questo intreccio a rendere il romanzo appassionante e intenso.

Un libro che coinvolge dall’inizio alla fine, con risvolti inaspettati che tengono alta la tensione fino all’ultima pagina. E poi c’è quel finale: sottile, intrigante, aperto, che lascia intravedere uno spiraglio verso nuovi orizzonti… e forse, chissà, verso una nuova storia pronta a nascere.

Gruppo di lettura Cuba Libri