Remo Tramagli è in fuga dalla sua vita. Sua moglie è morta quasi un anno fa e da allora non si è mai fermato. Fino ad ora. Fino a Lorino. Lorino che sembra un tranquillo paese dell’Emilia Romagna, con campi a perdita d’occhio e strade tranquille, ma dove il tempo sembra essersi fermato. Gli abitanti sono ostili nei confronti degli estranei e vivono le loro vite nell’immobilità, con un occhio verso il passato e le storie che lo hanno caratterizzato.
Storie che nessuno sembra essere incline a voler raccontare, non quelle vere quantomeno. Nessuno, a parte i bambini. Remo infatti stringerà un bel rapporto di amicizia con il piccolo Antonino, che gli racconterà storie di persone scomparse, paesi sottoterra e colline non poi così vecchie. Remo non ha intenzione di trattenersi a lungo, né di essere trascinato negli affari di paese, ma piano piano si ritrova sempre più invischiato nei segreti e nei misteri di Lorino e dei suoi abitanti. Creerà un buon rapporto anche con Giuseppe, il proprietario della locanda in cui Remo ha preso una stanza, e Adele, sua figlia. La loro gentilezza farà in modo che Remo si trattenga a Lorino e decida di lasciare il lavoro, che ancora lo ancorava alla sua vita in città. Ma si sa che le persone gentili hanno i loro motivi e “la gente che ha motivi è poco sincera”.
Dopo aver deciso di trattenersi più a lungo in paese, Remo farà numerose scoperte: tra strane persone incappucciate che attraversano i campi guidati da luci verdi, ritrovamenti di cadaveri e di persone scomparse da tempo. E tutto sembra ricondursi alla terra: da una parte il ferreo divieto di scavare nei propri terreni, dall’altra strane gallerie scavate dalle nutrie che inghiottono persone e un dolce Labrador di nome Paco. “C’è di buono che le tane hanno più di un’uscita.”
Tra minacce e pericoli, riuscirà Remo a smettere definitivamente di fuggire e ricominciare a legarsi a qualcuno? Ma, ancora più importante, scoprirà cosa si nasconde sotto Lorino?
Le ambientazioni sono descritte in un modo talmente chiaro che sembra di essere al fianco di Remo mentre sale sulla Collina della Memoria o quando esplora una casa abbandonata a se stessa.
Mistero e perdita si intrecciano all’interno del romanzo e non sciolgono la loro unione fino all’ultimo capitolo del libro. Fabio Ferrari è riuscito a creare un’atmosfera di mistero che si infittisce piano piano a ogni nuovo evento che trascina Remo sempre più all’interno delle oscure dinamiche di Lorino. Ho trovato intrigante il suo linguaggio al contempo colloquiale e ricco di termini carichi di doppi significati che ci accompagnano dalla prima pagina, ma di cui si comprende la vera natura solo alla fine. (Fate attenzione alle nutrie).
Un altro tema molto forte all’interno del romanzo è il dualismo tra conflitto interiore e il lasciar andare per poter essere nuovamente felice. È interessante come l’autore sia riuscito a costruire questo dualismo sia all’interno del personaggio di Remo, sia dentro Lorino e i suoi abitanti. Tutti hanno perso qualcosa e tutti sono bloccati nel passato: c’è chi cerca disperatamente di ritrovare ciò che ha perso e chi si incolpa della perdita e non vuole smettere di provare dolore, per non rischiare di dimenticare.
L’autore inoltre è riuscito a rendere l’immobilità di Lorino e dei suoi abitanti anche nello sviluppo e nel ritmo del romanzo, alternando sconcertanti scoperte a semplici azioni di vita quotidiana, facendomi fremere dall’impazienza per poter avere delle risposte.
Il romanzo è veramente scorrevole, avvincente e, se ancora non l’aveste capito dopo la mia recensione, ricco di mistero. Ammetto che non è un libro che rientra nei generi che leggo solitamente, ma lo stile e la penna di Fabio Ferrari hanno fatto in modo che fossi desiderosa di arrivare all’ultima pagina per risolvere uno a uno i segreti di Lorino e ne sono rimasta veramente entusiasta!
Sottoterra è il romanzo di esordio di Fabio, ma spero che molti altri lo seguiranno per poter continuare a sognare a occhi aperti e a cercare nuovi misteri!
Martina Appino
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