Chi si avvicina a AS3 di Valerio Callieri aspettandosi il classico noir o una storia di criminalità romana, rimarrà sorpreso. Dietro le sbarre dell’Alta Sicurezza, l’autore non racconta un poliziesco, ma una storia profondamente umana, intima e capovolta, tutta declinata al femminile.
Il vero motore del libro è il microcosmo delle detenute. In un luogo dove il tempo sembra fermo, queste donne riescono a fare ciò che fuori è quasi impossibile: spogliarsi delle proprie difese, aprirsi e confidarsi, creando una solidarietà autentica. Callieri scava nei loro drammi: la sofferenza di una madre che sente di perdere la figlia, il peso di scelte sbagliate condivise con uomini amati, il prezzo emotivo altissimo che ne deriva.
Ma il crollo delle distanze non riguarda solo chi è detenuto. Emblematico è il personaggio dell’educatrice: in un ribaltamento dei ruoli, è lei a imparare dalle donne che dovrebbe aiutare. Ascoltando le loro storie, in quella dimensione sospesa, trova uno specchio per guardarsi dentro e mettere a fuoco cosa vuole davvero dalla propria vita.
La forza del romanzo si concentra in una riflessione potente:
«In carcere il mondo è nudo[…] non ci sono solo i cattivi o i reietti, ma un dolore ambiguo, senza significato[…] Solo lì si intuiscono i limiti dei nostri racconti e l’inutilità delle mura che separano gli esseri umani.»
Colpisce, verso la fine, il senso di smarrimento del ritorno alla normalità: quando una di loro esce, la libertà quasi spaventa e sembra innaturale stare nel mondo senza le compagne di cella.
Proprio per la sua capacità di scardinare gli stereotipi e dare voce agli invisibili, AS3 ha tutte le carte per farsi notare.
Una lettura intensa ed empatica, che consiglio.
Manuela Bonanno
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