“A combattere le guerre sono due contendenti. Servendo entrambi, otteniamo un doppio guadagno dallo stesso evento.”
Chi detiene veramente il potere e le leve del comando? E se niente fosse come sembra e le dinamiche dell’economia, delle banche e della grande finanza fossero in realtà indirettamente controllate e manipolate da chi gestisce oro e denaro, ma opera nell’ombra da secoli e mantiene il proprio dominio attraverso azioni ignobili e segreti terribili? I banchieri del diavolo di Vito Bruschini è un romanzo che tratta molti temi diversi come il potere, l’esoterismo e la psicanalisi, e combina vari generi narrativi, dal giallo psicologico al romanzo storico ed economico-politico con l’obiettivo di porre degli interrogativi sulla moralità del sistema finanziario mondiale.
Diventata orfana da ragazzina, Marion è una giovane donna con grandi problemi affettivi e relazionali che le impediscono di vivere una vita normale. Tormentata da incubi e condizionata da un costante senso di ansia, si affida ad uno psicoanalista che usa la tecnica dell’ipnosi regressiva per aiutarla a processare i forti traumi ce ha subito ma di cui sembra non ricordare nulla.
Marion ha l’ambizione di diventare scrittrice ma non ha ancora trovato un editore disposto a pubblicare il suo primo libro. Se quello che scrive viene considerato mediocre, a Marion viene riconosciuto un grande talento come ricercatrice bibliografica che le fa ottenere un lavoro importante per un famoso scrittore che sta creando un saggio sulla rivoluzione francese. Sarà proprio questo incarico che cambierà il destino di Marion e diventerà la causa scatenante di una serie di omicidi tanto brutali quanto misteriosi.
Nonostante questo lavoro di ricerca non sia paragonabile alla pubblicazione di un romanzo, Marion lo considera un’ottima opportunità per fare quello che le piace, lavorare con uno scrittore molto conosciuto e, allo stesso tempo, poter anche guadagnare dei soldi. Grazie al tipo di ricerca che deve svolgere, viene anche autorizzata ad entrare nell’Archivio segreto del Vaticano, un luogo affascinante e accessibile solo a pochi.
È proprio lì che, per caso, tra i libri che sta consultando per le sue ricerche, Marion troverà un manoscritto non numerato e scritto in tedesco. La ragazza capisce subito di cosa si tratta ed è consapevole del significato di questa scoperta e delle ripercussioni che la sua venuta alla luce potrebbero avere sul corso della storia. Quello che certamente non poteva prevedere era la scia di violenza che avrebbe provocato e le conseguenze che questo avrebbe avuto anche su di lei.
A questo punto la narrazione si sposta sul romanzo trovato da Marion, la versione in tedesco di un’opera perduta di Victor Hugo e tradotta, probabilmente durante il periodo della seconda guerra mondiale. Una storia di cui pochi conoscono l’esistenza, il libro parla della famiglia Bergmeyer e della creazione di una potente dinastia nata in un ghetto ebraico di Francoforte e sviluppatasi fino a diventare il fulcro del sistema bancario e finanziario di fine Ottocento.
Com’ è riuscita una famiglia povera e di umili condizioni sociali a diventare ricca e influente e a imporsi sul palcoscenico mondiale in modo così dominante? Potrebbe essere vista come la storia di una famiglia numerosa, che grazie a un forte spirito imprenditoriale e a tanta intraprendenza, ha saputo sfruttare le diverse competenze dei propri membri e la capacità di rischiare per spingersi dove in pochi avevano osato andare.
Ma secondo il racconto di Victor Hugo il senso degli affari, il coraggio di osare e la coesione familiare non sarebbero stati elementi sufficienti per giustificare tanto successo. La sua è una denuncia contro l’immoralità, la mancanza di scrupoli e la profonda corruzione di questa dinastia di banchieri tedeschi che si sarebbero arricchiti tanto da diventare una delle famiglie più potenti e facoltose nella storia dell’umanità. Essendo il loro obiettivo solo quello di accumulare ricchezza, la loro strategia fu sempre quella di finanziare governi e sovrani, soprattutto durante i periodi di guerra, ma senza mai parteggiare per una delle parti. Sovvenzionando entrambi i fronti, a prescindere da chi avesse vinto, la famiglia Bergmeyer ne sarebbe sempre uscita vittoriosa: più ricca e più influente, grazie ad un sistema infallibile per sottomettere al loro volere chi governa e prende decisioni importanti, quantomeno in apparenza.
I banchieri del diavolo è un libro appassionante che combina realtà storiche e creazioni letterarie. L’idea infatti si fonda su un fatto vero. Nel 1869 Victor Hugo pubblica L’uomo che ride, un romanzo che esplora i vizi dell’aristocrazia e che avrebbe dovuto essere il primo di una trilogia di libri che analizzavano la società del tempo e ne denunciavano la corruzione e le ingiustizie. La seconda opera, il cui titolo ‘Novantatré’’ si riferisce all’anno del terrore, viene pubblicata nel 1873 e critica invece la borghesia. Il terzo volume, mai pubblicato e di cui non fu mai trovata traccia, avrebbe dovuto occuparsi della monarchia. Il libro di Bruschini parte proprio da questo punto: il manoscritto non fu mai pubblicato perché la famiglia Bergmeyer temeva che avrebbe distrutto la loro reputazione e per questo lo fece nascondere nell’ Archivio segreto del Vaticano con la speranza che nessuno lo avrebbe mai trovato. Tutto era andato bene fino al giorno in cui Marion lo trovò.
A partire dal suo ritrovamento, il romanzo di Hugo diventa il punto d’inizio di una narrazione dinamica e coinvolgente, caratterizzata da capovolgimenti e colpi di scena inaspettati. Nonostante la ricostruzione dei fatti sia fittizia, l’autore la utilizza come fonte di riflessione sulla natura del sistema finanziario mondiale fatto di intrighi internazionali, di persone e istituzioni corrotte e di decisioni immorali. Inutile dire che anche Bergmeyer è un nome inventato dall’autore per non menzionare una dinastia realmente esistita e che, per chi ne conosce la storia, sembra avere molte cose in comune con la storia dei Bergmeyer. Passato e presente sono quindi strettamente legati: parlando di quello che è successo nei secoli scorsi, l’autore crea dei parallelismi indiretti con il presente e ci fa pensare al ruolo e all’influenza delle élite finanziarie e bancarie sugli equilibri internazionali e sul fatto che quello che vediamo dalla nostra prospettiva potrebbe, quantomeno in parte, non essere la realtà delle cose.
Valentina Lorenzon
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