L’unico modo di ricordare davvero è dimenticare tutto e lasciare che sia il tempo a riempire quel racconto.

Riempire i vuoti è quello che fa l’autrice tessendo un racconto, o meglio, amalgamando una serie di racconti, estremamente complesso, articolato, a volte tortuoso, eppure coerente e affascinante.

È quello che fa Lina, la protagonista, con il proprio libro dei ricordi, in cui a sua volta raccoglie e armonizza racconti di racconti di racconti, storie che contengono altre storie, così diverse per tempi e luoghi, eppure con un filo conduttore: il viaggio, la fuga, l’abbandono; perché le storie che permangono sono storie di viaggi, storie di odissee e fughe. E tutti i viaggi, gli sforzi, le sofferenze, le peripezie, il dolore hanno come fine ultimo di condurre a un nuovo inizio.

Ogni viaggio è un’Odissea. Ogni vita è un viaggio. Ogni vita è un’Odissea

E pure la storia di Lina è un’Odissea. In fuga, come tantissimi altri, da tirannie e catastrofi naturali (cambiamenti sociali e cambiamenti climatici sembrano sovrapporsi), assieme a suo padre, trova rifugio in un non luogo fuori dal tempo e dallo spazio, circondato da vasti oceani in perenne tumulto, al quale, da tempo immemore, approdano profughi ed esodati da ogni parte: il Mare, una sorta di alveare che uomini/api popolano e abbandonano di continuo, come seguendo il flusso delle maree, e al contempo smontano e rimontano, lasciando tutti qualche segno del proprio passaggio. Un posto che non può mai essere chiamato casa e che pure, per molti, diviene l’unica casa possibile, perché hanno perso persino la memoria del loro luogo d’origine e la speranza di trovare un nuovo approdo.

Altri, invece, trattano il Mare come un veloce scalo, spinti dalla continua ricerca di un altrove, che sia diverso e lontano. Un mondo ai confini del mondo, da cui si scorge un orizzonte indefinito, che per ciascuno può assumere le sembianze del posto da cui proviene.

E quando il Mare sembra una prigione dove le stanze scompaiono una nell’altra, come un suono dentro a un suono, Lina immagina di essere pioggia e quando mi trasformavo in pioggia potevo evadere dal mare.

Nella loro fuga, Lina e suo padre portano con sé poche cose, tra cui tre volumi di una raccolta per ragazzi “Grandi vite di viaggiatori”, scelti in maniera abbastanza casuale, tra quelli meno consultati. Così si ritrovano accanto Spinoza, Hannah Arendt e Du Fu, poeta cinese della dinastia Tang (VIII sec. d.C.). Nei primi tempi sono la fonte principale delle storie che il padre narra alla bambina, anche se i libri sono solo lo spunto per i racconti che prendono vita, si dilatano e dilatano il tempo: per quanto a lungo durasse il nostro viaggio non saremmo mai rimasti senza una storia, come Sherazade.

Appena arrivati al Mare, Lina è disorientata, il Mare è una sorta di labirinto con salti di tempo e di spazio, intricato, ingarbugliato, con una perenne sensazione di vertigine.

La scala, malgrado la sua solidità, dava l’impressione dell’aria e del vuoto… Ѐ un altro tempo le dice il padre. Lo spazio e il tempo, la loro percezione, il loro continuo confondersi sono il tema portante del libro, sulla scorta delle teorie di Kant e Spinoza. Tempo e spazio cambiano la percezione e la percezione trasforma la realtà; è impossibile liberarsi dalle influenze esterne. Assumendo un punto di vista più alto, il tempo si riduce a un unico istante, che si dilata nell’ immaginazione dell’uomo che vive la propria esistenza come se fosse l’artefice del suo destino: un destino, in realtà, già scritto.

Al Mare Lina troverà personaggi straordinari che la aiuteranno a ripercorrere le vite di quegli illustri “viaggiatori” (perché il viaggio può essere anche solo un’esperienza della mente e dell’anima) le cui “avventure” ascoltava fin da piccolissima: Blucher, filosofa della Germania anni Trenta, in fuga dal nazismo, che la accompagna nelle peripezie di Hannah Arendt; Bento, ebreo erudito nell’Amsterdam del ‘700, che la fa penetrare nella vita e negli studi di Spinoza e Giove, poeta cinese ai tempi della dinastia Tang, alter ego di Du Fu.

Così, quella che sembrava dover essere una breve sosta, diviene l’inizio di uno straordinario viaggio nel tempo, e nella storia della filosofia (passando per Cartesio, Averroè, Avicenna, Spinoza, Kant), con queste guide d’eccezione.

Il viavai degli esuli, il lento spegnersi del padre, il racconto della sua vita e dei suoi errori, che non riesce a perdonarsi, si intrecciano con i racconti dei vicini e tutti assieme confluiscono nel fantasmagorico Libro dei ricordi di Lina.

A fare da sottofondo ai racconti, il rumore della marea che si ritira e che si confonde con quello della penna che scorre sul foglio e delle pagine strappate, ma anche la musica classica, soprattutto le sinfonie di Beethoven, che Lina ritrova in moltissime storie. La musica stessa è una marea che riempie i vuoti e quando defluisce nulla resta come prima.

Attraverso i racconti, le storie e la scoperta che fisica, algebra, storia, economia si basano sugli stessi principi che muovono il mondo e che la filosofia cerca di spiegarli (scientia rerum per causas ultimas), Lina acquisisce conoscenza e saggezza, intesa come consapevolezza della caducità delle cose e capacità di dare, al contempo, il giusto valore ai desideri. Scopre che ogni azione, ogni gesto, ogni elemento, per quanto piccolo e apparentemente irrilevante ha pari dignità, così come nessun personaggio minore di un racconto è trascurabile. Si rende conto che le nostre scelte hanno sempre delle conseguenze, che spesso vanno al di là delle nostre previsioni e della nostra comprensione e l’universo tiene traccia della sequenza delle cose e la sequenza delle cose è la materia di cui è fatta la realtà, emateria e pensiero, se anche si sfiorano solo occasionalmente, sono interdipendenti; i momenti di contatto generano mutamenti reciproci.

Tutti i personaggi hanno a che fare con le atrocità del potere, con la tirannide, con la persecuzione, con l’oppressione, con la banalità del male. Tutti i regimi hanno principio con la legittimazione e la normalizzazione di ogni sopruso, di ogni nefandezza, con la cancellazione del senso della vergogna. L’unico modo per sopravvivere in mezzo alle atrocità è cercare di isolarsi, estraniarsi dalle sofferenze altrui, ma così nessuno può ritenersi immune dal peccato. Ogni tirannia si basa sulle stesse logiche: creazione del bisogno di sicurezza, difesa dei confini, annichilimento del pensiero critico, riprogrammazione non solo della società, ma persino dell’individuo stesso, che diventa un frammento di codice, ma la vita non è un programma che si possa riscrivere, non si può tornare indietro fino a individuare l’errore che ha generato il risultato sbagliato, correggerlo e prendere un’altra strada. Il controllo del potere si esercita come un sistema di chiuse, come i sistemi logaritmici, ma le menti più acute e gli animi più sensibili avvertono per primi i segni della decadenza ovunque, dell’Impero che si disgrega in forte contrasto con l’opulenza della corte, e percepiscono l’ineluttabilità della fine, e comprendono che per scardinare il sistema è necessario sovvertire le regole, ribaltarne la logica trasformandola in follia, perché anche la notte più nera contiene infinite gradazioni.

La verità “collettiva”, “storica” la si può costruire anche su una bugia, purché portata avanti con convinzione.

La realtà non ci fu data e non c’è, ma dobbiamo farcela noi se vogliamo essere e spesso la si confonde con il sogno. Ma chi sogna chi? Siamo tutti il sogno di qualcun altro e tutti portiamo una maschera. Ma cosa rimane quando alla fine riusciamo a liberarcene? E se dietro la maschera non ci fosse nulla? Se la maschera fosse la realtà e i nostri interlocutori fossero il risultato di un esperimento o, più banalmente, fossero radicalmente trasformati dalla parte che sono chiamati a recitare?

E chi racconta chi? Qual è il presente? Il presente è la cornice attraverso cui guardiamo scorrere il tempo, dove passato e futuro si confondono e si sovrappongono.

La prosa di Madeleine Thien, calda e avvolgente, colta e raffinata ci accompagna in molteplici storie, che ci appassionano tutte ugualmente. Le parole rimbalzano di storia in storia, tutti i personaggi ci divengono familiari, niente resta in superficie, andiamo a fondo nel cuore dei racconti e dei loro protagonisti, scaviamo nei ricordi per svelare il mistero che avvolge il mondo, per scoprire che non si può restare innocenti se ci si immischia con il potere. Tu sei il potere. Vuoi essere giudicato? Vuoi essere assolto o condannato?

Fabio Sarno