Ne Il mio amico Maigret (Adelphi, Traduzione di Franco Salvatorelli), scritto nell’estate del 1949, Simenon trasloca la narrazione da Parigi e la porta in quella linea di confine sottile che divide la Costa Azzurra dalla Provenza, precisamente a Porquerolles, la seconda isola francese, a sole tre miglia nautiche da Tour Fondue, piccolo porto di Hyéres. 

Su questa isola, ancora oggi preservata ed incontaminata, il commissario Maigret è stato inviato dalle Autorità per collaborare ad un caso di omicidio. Marcellin, la sera prima di morire, alla locanda Arche de Noè, aveva fatto il suo nome, in presenza di tutti gli avventori. Maigret in quei giorni è affiancato dall’ispettore Pyke di Scotland Yard, inviato ad osservare e carpire le metodologie investigative del commissario con la pipa, più famoso di Parigi. I due partono insieme alla volta dell’isola, ambita per la sua rigogliosa vegetazione e per le sue acque cristalline; Maigret però è perplesso, ricorda in maniera fumosa il caso di Marcellin, seguito molti anni prima, ma rammenta con lucidità di aver aiutato a trovare un posto in una casa di cura per la sua compagna Ginette, affetta da tisi.

«Partirono. Il terreno era piatto, deserto, la strada fiancheggiata da tamerici, una palma qua e là, poi delle saline bianche sulla destra. Lo spaesamento era assoluto, quasi fossero stati trasportati in Africa – un cielo di porcellana azzurra, l’aria perfettamente immobile.»

Arrivati sull’isola strabordante di eucalipti, affascinati dalla navigazione nel breve tratto di mare dal fondale trasparente, i due vengono accolti dal collega isolano Lechat, che illustra i primi passaggi investigativi operati sul caso di omicidio. Maigret si sente osservato da tutti gli abitanti di Porquerolles, ma non solo, in presenza di Pyke non si sente mai del tutto a suo agio, i suoi ragionamenti sono più  offuscati del solito; da un lato vorrebbe stupire il collega inglese con il suo modus operandi, dall’altro vorrebbe solamente essere sé stesso, fumare la pipa, prendersi le sue pause per far correre i pensieri liberamente e bere in compagnia degli isolani, per vederli commettere qualche errore e arrivare prima alla conclusione dell’inchiesta.

«Era talmente domenica che veniva quasi la nausea. Maigret amava dire, tra il serio e il faceto, di aver sempre avuto la facoltà di fiutare le domeniche dal fondo del letto, senza nemmeno bisogno di aprire gli occhi.»

Appare evidente, già dalle prime ore sull’isola, che si tratta di un delitto a “camera chiusa”, nessuno è arrivato o partito da Porquerolles, il mistero è legato agli abitanti eccentrici e abbienti, non originari del posto, che si sono insediati a lungo termine, tutti clienti assidui della locanda Arche de Noè, locale non frequentato dai pescatori dell’isola. 

Dopo qualche giorno, Maigret e Pyke si abituano alla lentezza della vita sull’isola, a quel modo informale di vestire, alla luce e al mare e a quell’andirivieni ipnotico del porto, ma a Maigret, anche lontano dalla sua Parigi e dal suo distretto, non mancherà il giusto intuito per condurre l’inchiesta.

Simenon con la sua prosa inconfondibile porta il commissario Maigret in un luogo che negli anni non ha perso quell’allure leggendario; le descrizioni dell’isola, scritte più di settant’anni fa, si attagliano perfettamente alla realtà odierna, come non si sono modificate le percezioni del turista appena vi si reca. Le deduzioni apparentemente prive di logica del Commissario si legano perfettamente al contesto, all’indolenza dei personaggi, e a quel lassismo indotto da una vita che ruota, monotona, senza un preciso obiettivo. Ogni testo di Simenon, che sia un “Maigret” o un romanzo “duro”, contiene un messaggio privo di retorica, in Il mio amico Maigret, vi è un non troppo velato attacco a quella classe di ereditieri e facoltosi che si appropriarono di quei luoghi della Costa Azzurra e della Provenza in quel clima anni ’50 della ritrovata “joie de vivre” estiva.

La precisione dell’anglosassone Pyke porta in risalto le caratteristiche di Maigret, il commissario francese dai modi pacati ed empatici, ma anche severo e impassibile, rispettoso verso il prossimo, anche degli assassini che, immancabilmente, smaschera.

Caterina Incerti e Graziella Grossi

Georges Simenon e le crepe della coppia in Luci nella notte
Georges Simenon, Il treno: amore, destino e guerra nel romanzo più intimo
Simenon e La camera azzurra: il desiderio malato che scandalizzò un’epoca

Se vuoi restare in contatto con le letture di Exlibris20, puoi seguire il nostro canale WhatsApp