Sindacalista per ventura. La storia di una chiamata corrisposta: a un profano questo titolo potrebbe incutere timore; sembrerebbe richiedere una solida preparazione di base sulla storia della seconda metà del Novecento e delle lotte sindacali, per poter essere compreso e apprezzato. Anche la prefazione di Giovanni Tesio, ricca di riferimenti colti, potrebbe far pensare a un volume complesso, un po’ ostico, riservato a specialisti del settore.
Ecco, direi che è esattamente l’opposto: la narrazione autobiografica di Arduino Baietto scorre piacevole come una chiacchierata, come un nonno che racconta a un nipote che lo sta ascoltando per prepararsi all’esame di maturità, perché non si è fatto in tempo a terminare il programma di storia contemporanea e ascoltare la testimonianza da chi ha vissuto in prima persona certi anni e certe tematiche è sicuramente più piacevole rispetto a studiare un freddo libro di testo.
L’autore offre ai lettori il racconto dei suoi anni – decenni – di vita da sindacalista, attraverso timori, sfide, successi e insuccessi, dal primo incarico fino alle dimissioni, con uno stile semplice, scorrevole, tratteggiando descrizioni fisiche e caratteriali dei suoi colleghi e compagni di viaggio che potrebbero sembrare superflue, ma che in realtà sono cruciali nel far immergere il lettore nella storia della sua vita: questo è infatti un aspetto che ho particolarmente apprezzato, perché mi ha permesso di camminare al fianco di Baietto e conoscere il suo mondo attraverso il suo sguardo, sincero e diretto. Un mondo che oggi forse non esiste più: non so se e dove sia ancora possibile trovare quel senso di appartenenza a qualcosa di più grande, quella chiarezza su ciò che sia giusto fare per il bene di tutti, pur essendo malvisti da molti colleghi e dai superiori. Persino l’empatia e la solidarietà sono ormai merce rara sul posto di lavoro: quando l’autore ha raccontato con naturalezza ciò che è avvenuto in modo assolutamente spontaneo per aiutare la vedova di un collega, mi è sembrato di trovarmi in un altro tempo, in un altro mondo.
Certo, bisogna avere un minimo di dimestichezza con le sigle sindacali, che l’autore non ritiene necessario sciogliere, ma è sufficiente proprio un minimo; è opportuno possedere alcune conoscenze di base degli ultimi decenni del Novecento, per averli effettivamente vissuti o almeno per sentito dire (ma chi non ha mai sentito nominare le Brigate Rosse?), però Baietto è davvero bravo a definire i tratti essenziali degli avvenimenti storici e dei personaggi cui si riferisce in modo semplice e chiaro, dal suo punto di vista e per come hanno concretamente influito sul suo lavoro.
In conclusione: se state cercando un saggio sulle organizzazioni sindacali o un trattato di politica questo non è ovviamente il libro che fa per voi; se invece desiderate approcciarvi a queste tematiche attraverso i ricordi lucidi e trasparenti di un uomo che vi ha dedicato così tanto di sé, allora non posso che consigliarvi di lasciarvi trasportare dal racconto di Baietto.
Mara Bernardelli

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