Anno 1 | Numero 9 | Giugno 1998

Consuelo Fuentalegre nasce nel 1963 nell’isola di Guadalupe. Frequenta l’università a Città del Messico ma ben presto l’esistenza dorata e artificiale della quale può godere la soffoca e la spinge a continue fughe. Spirito libero e anticonvenzionale, la Fuentalegre cerca di superare i limiti imposti dalla società, particolarmente quelli che opprimono la spiritualità dell’uomo. Il master in antropologia le permette di entrare in contatto con il mondo degli indios, un mondo che l’attrae molto. Trascorre cinque mesi nello Yucatàn con una tribù discendente dagli aztechi dei quali studia accuratamente cultura e tradizioni.

La dottrina del desnudamiento (Tlahtlanloc) alla base del regime di vita degli indios, diventerà una sorta di credo per l’autrice messicana. Il desnudarse è la capacità di spogliarsi della pellicola che imprigiona la vera natura dell’essere, un involucro artificiale creato dalla grettezza degli uomini. La libertà di esprimere le proprie emozioni, di viverle intensamente con gli altri, la condivisione pura delle sensazioni e delle pulsioni del corpo sono esigenze spontanee che non devono essere violentate dalla fatuità del materialismo.

Libertad de ser è il primo libro della Fuentalegre: una raccolta di poesie (da alcuni definite ‘erotiche’) nella quale il piacere, sebbene possa apparire come mera trasgressione, in realtà rispecchia la concezione azteca del ‘piacere pacifico’, la cui ortodossia è definita dal riposo. Il piacere deve cancellare le fatiche quotidiane e tempera calore che scaturisce dal fuoco dell’azione. L’atto sessuale è considerato come un ricaricamento delle energie, riscattandolo, in tal modo da qualsiasi connotazione lasciva. Vivere la propria natura significa, dunque, dare ‘forma’ all’anima senza imprigionarla!

La necessità di rivelarsi inonda anche le pagine palpitanti del suo secondo libro, Qué los hombres vayan de putas (con il sottotitolo, La hundida en el polvo) acclamato per l’incisiva corposità delle descrizioni.

La scrittura della Fuentalegre è viscerale, aperta, scevra di sovrastrutture stilistiche e mentali. Il suo ultimo libro, Cuerpos de arena, immerge il lettore nell’atmosfera esotica e misteriosa di un Messico millenario: le maestose cascate di Agua Azul che dividono l’immensa distesa verde della giungla chiapaneca, l’odore del peyotl, il suono cadenzato e accattivante dei teponaztli (tamburi di legno). Un cocktail inebriante che penetra, avvolge, non lascia respiro e soggioga piacevolmente. La traduzione del titolo è duplice: Corpi da combattimento e Corpi di sabbia (sabbia intesa come sale, in quanto gli aztechi lo associavano alla dissolutezza) comunque relazionati dal filo conduttore dell’erotismo a volte parossistico, legato all’interazione di antico e moderno. La fisicità che permea il libro ha paradossalmente connotazioni spirituali, addirittura sacre. Il gioco polimorfo ricorre come sostrato alla dimensione erotica ed è unito alla dimensione del ‘sacrificio solenne’, la cui finalità è l’esaurimento fisiologico dell’uomo. Due giovani che rappresentano le dee Xilonen e Uixtociuat possiedono l’uomo ripetutamente fino a farlo giungere a un piacere orgasmico incontenibile, quindi mortale. “Un labio, una boca así acerco a tus manos, a tu pecho, a tu cuerpo. Permanezco erguida”. L’unione di più corpi diventa un’unica creatura multiforme, necessaria, vitale che fornisce nuove energie. Lungi dall’essere un invito alla dissolutezza pubblica, il rinnovamento del vigore fisico e mentale costituisce piuttosto un esercizio di ritegno, per cui Consuelo Fuentalegre scrive: “Así me das vigor, me enalteces.

Tiziana Masucci 

“Un labio, una boca así acerco a tus manos, a tu pecho, a tu cuerpo. Permanezco erguida”.

GLOSSARIO
Chicozapote: vegetazione arborea di specie tropicale.
Mixcoatl: dio azteco della caccia.
Peyotl: essenza tipo oppio.
Teponaztli: tamburo in legno monossilo usato dagli aztechi nelle feste e nei sacrifici.
Tlazoltaotl: dea azteca della lascivia e del piacere sessuale. Vestiva di pelle umana.
Xilonen: dea azteca del mais crudo.
Veti: termine azteco per designare tabacco.