Il libro, la lettura come linfa vitale, come una necessità, un bisogno impellente da soddisfare. La casa editrice Nutrimenti nasce a Roma nel 2001 per iniziativa di due giornalisti, Andrea Palombi e Andrea Montanari, e di una art director, allora impegnata in pubblicità, Ada Carpi de Resmini. “Il nome – precisa Palombi – è stato dettato dalla scelta di privilegiare un termine comune italiano, non i nostri nomi propri, che desse l’idea che la lettura e i libri non sono qualcosa di facoltativo o di opzionale nella nostra vita, ma una necessità vitale, come il cibo. Nutrimenti per l’appunto”.

La casa editrice parte con due collane-settori: una di letteratura di viaggio e una di saggistica di attualità. La prima si concentra sul mare e la vela, allargando il campo anche alla manualistica. Dall’altra parte, fin dai primi anni e poi sempre più massicciamente, fa irruzione la narrativa, in particolare legata da subito alla letteratura americana contemporanea con la collana Greenwich. “Negli ultimi anni – precisa l’editore e direttore editoriale della casa editrice – proprio la narrativa è diventata la parte più importante del nostro catalogo e si è allargata agli autori italiani ed europei. Contemporaneamente pubblichiamo saggistica di attualità nella collana Igloo e, con l’etichetta Nutrimenti mare, libri sul mare e la vela”. Palombi è affiancato da Ada Carpi, art director e amministratore unico. In redazione lavorano Riccardo Trani, Emanuela Nese e Monica De Caro. L’ufficio stampa è curato da Anna Voltaggio con cui collabora da esterna Giulia Annibale. Ai diritti esteri c’è Martina Rinaldi, in amministrazione Anna Krachmanicofe.

In poco meno di 20 anni di attività, la casa editrice romana ha portato a casa diversi premi. Percival Everett ha vinto il premio Von Rezzori, mentre Giovanni Cocco è stato finalista al Campiello con La caduta. Domenico Dara ha vinto, con i suoi due titoli Breve trattato sulle coincidenze e Appunti di meccanica celeste, diversi premi, fra i quali il premio Stresa, il premio Viadana, il premio Palmi, il premio Corrado Alvaro. Giovanni Greco è stato invece il vincitore del premio Calvino e poi nella selezione del Premio Strega.

L’ascesa di Nutrimenti è iniziata con Berlusconate. È stato un grande lancio, considerato che eravate agli inizi.

Vero, nel 2003, quando eravamo praticamente appena nati, con appena 6 titoli in catalogo, abbiamo avuto il nostro primo best seller con l’esplosione di vendite di Berlusconate, scanzonata e geniale raccolta di battute dell’allora presidente del Consiglio che ha venduto circa 50 mila copie ed è stato in classifica per qualche mese. Ma mi preme sottolineare anche altri testi che hanno in qualche modo lasciato un segno.

Quali?

Sempre nella saggistica, al di là del successo commerciale, ha avuto una vasta eco L’Armadio della vergogna di Franco Giustolisi, un libro importante anche a livello civile. E poi la pubblicazione dell’autobiografia di Barack Obama, I sogni di mio padre, o la proposta, per primi in Italia, di grandi autori americani come Percival Everett, Andre Dubus III o, in questi ultimi anni, Don Robertson.

Qual è il punto di forza di Nutrimenti, l’elemento distintivo della vostra casa editrice?

Mi piace pensare che sia la fedeltà alla qualità. Sia che si tratti di un romanzo, di un saggio o di un manuale di vela cerchiamo sempre di evitare le scorciatoie, di mantenere alto lo standard di qualità garantita: nell’editing, nella traduzione, nel progetto grafico, nella stampa. E poi crediamo di aver svolto negli anni, anche grazie ai nostri collaboratori, cito Nicola Manuppelli per la narrativa americana, un bel lavoro di scouting che ci ha permesso di offrire ai lettori nuove, significative voci sia italiane che straniere.

Com’è cambiato il mercato dell’editoria dal 2001, anno del vostro debutto, ad oggi?

Purtroppo è cambiato molto, e non in meglio. Soprattutto si è ristretto ulteriormente il numero dei lettori e il perimetro dei punti vendita. Per tanti motivi che sarebbe troppo lungo analizzare qui, sicuramente anche per la mancanza di un politica pubblica capace di incentivare, sostenere e tutelare la lettura e chi produce e vende libri in condizioni sempre più difficili. Dall’altra parte è cambiata sicuramente anche la geografia editoriale nel nostro Paese, per i grandi fenomeni di concentrazione, pensiamo alla fusione Mondadori/Einaudi/Rizzoli, ma anche per l’affermarsi di realtà indipendenti che oggi sono fra i primi editori italiani, come Sellerio ed e/o. E per finire c’è stato l’avvento di Amazon che sta rivoluzionando gli equilibri tradizionali, ponendo molti e non semplici problemi da affrontare.

Come si fa allora a resistere, e possibilmente a crescere, in un mercato così difficile?

Se ragioniamo sulla pura convenienza economica dell’investimento, la risposta è semplice: non era conveniente nel 2001, lo è ancora meno oggi. Vorrei rifuggire dalla retorica, ma chi si occupa di editoria oggi in Italia, comprendendo tutti e quindi editori, autori, librai, traduttori, redattori, non lo fa certo per convenienza economica, se quello fosse l’obiettivo sarebbe sicuramente meglio occuparsi di altro. Resta però un senso non marginale, la passione per un settore fondamentale nella stessa vita civile di un paese e una speranza che non muore: che anche in Italia le cose possano piano piano cambiare.

Come scegliete e selezionate i vostri autori?

Le proposte arrivano su canali e da interlocutori molto diversi: agenti letterari, case editrici estere, autori che autopropongono, traduttori che si candidano, giornalisti, amici. Li selezioniamo avvalendoci di diversi collaboratori e scout, e in parte discutendone e selezionandoli noi stessi nelle riunioni di redazione.

Cosa vuol dire essere un editore indipendente?

Essere un editore indipendente significa non avere alcun legame societario con la rete distributiva e con altri ambiti imprenditoriali. Purtroppo oggi in Italia, nell’attuale assetto del mercato e con le attuali logiche distributive, questa è una condizione fortemente penalizzante, che tende a ridurre costantemente i margini con cui gli indipendenti sono costretti a lavorare. Ovviamente c’è il vantaggio di non dipendere da scelte di altri e da logiche strettamente commerciali/industriali. E questo ci permette di operare, scegliere, e magari sbagliare solo in base alle nostre convinzioni e ai nostri obiettivi. Di sicuro l’esistenza degli editori indipendenti, che sono quelli che per lo più fanno ricerca e scouting, è salutare per tutta la filiera, garantisce il pluralismo, la cosiddetta bibliodiversità, ed è preziosa anche ai grandi gruppi che non di rado reclutano autori scoperti e lanciati proprio dagli editori indipendenti.

L’editoria a pagamento è allora un male necessario?

L’editoria a pagamento non è editoria, si tratta di un altro tipo di commercio, che spesso gioca sulla ingenuità dei tanti che vorrebbero scrivere. Non andrebbe confusa con chi fa il nostro difficile lavoro e rischia tutti i giorni in proprio. Anzi sarebbe bene arrivare prima o poi a un modo per segnalare e distinguere l’editoria a pagamento, che francamente non mi sembra necessaria per nessuno.

Il libro cartaceo come se la passa? Il digitale è destinato a infliggergli il colpo da grazia?

Assolutamente no. Gli ultimi dieci anni hanno soprattutto smentito chi già profetizzava la morte del libro di carta. Il libro di carta è ben vivo, il digitale, specie in Italia, resta marginale (vale intorno al 5-6% del mercato) e il futuro non potrà che essere di convivenza fra i due canali, magari in percentuali diverse.

Nutrimenti come promuove la sua attività e i libri dei suoi autori?

Purtroppo non abbiamo formule magiche. Promuoviamo i nostri libri un po’ come tutti: lancio stampa, social, eventi, un rapporto di collaborazione sempre più stretto con le librerie. Negli anni, con un lavoro continuo di comunicazione, abbiamo però creato una rete di lettori affezionati che ci conosce e riconosce i nostri libri, che aspetta le nostre proposte e ci dà fiducia, e questo è ovviamente molto importante.

Quali progetti ha in cantiere Nutrimenti? Ci sono nuovi libri in uscita?

Per noi le nuove sfide significano sempre soprattutto nuovi libri, ne cito solo due per il futuro. Il primo rappresenta un piccolo caso editoriale che arriverà presto, ad ottobre, in libreria: pubblicheremo infatti in anteprima mondiale un inedito di Don Robertson, l’autore che Stephen King ha indicato come il più grande autore americano contemporaneo. Si tratta di Julie: un gioiello che si incastona perfettamente nella grande opera di Don Robertson e che siamo davvero felici di pubblicare.

E l’altro?

Per il 2020 possiamo poi annunciare la pubblicazione di Grand Hotel Europa di Ilja Pfeijffer, autore olandese di cui abbiamo già pubblicato con successo La Superba, e che rappresenta uno dei grandi best seller europei di questo 2019. Basti pensare che solo in Olanda ha venduto quasi 150 mila copie. I diritti di traduzione sono stati venduti in 12 paesi (compresi gli Stati Uniti) e Nutrimenti è stato il primo editore ad acquistarli.

Intervista a cura di Marco Grasso

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#ED19 L’orma editore, la cura delle traduzioni
Catalogo delle case editrici indipendenti (versione 2.0)