Adesso chi lo dice al mio amico
che ha ragione a vedermi
sola e sollevata da obblighi?
A lui dicevo sempre:
provaci ad abitare al meridione,
a nascerci!
Santo patrono la figura maschile,
proteggere e salvare.
Sola
sei esposta al rischio.
Bisnonne e trisavole con gli occhi
morti fissi dei quadri
mi maledicono in sogno.
Mi servono rosari sotto al cuscino.
Leggo poesie come si mangiano i cioccolatini con dentro il caffè o il liquore. Quelli famosi.
Con parsimonia e al buio.
Certe cose poi, proprio come il caffè e il liquore, arrivano dritte in gola, appena il cioccolato si spezza.
È una frazione di secondo eh, ma in quei micro dettagli temporali, al liquido ti devi abituare, sembra quasi ti possa soffocare, far venire la tossicina.
A me capita così pure coi magoni.
Io, che sono nata con l’ovosodo in gola e che sono riuscita a trovargli un nome grazie a Virzì, una quintalata di parole, a mia nonna e alla mia psicologa.
Valutazione e accettazione.
Tutto insieme.
Niente di più e niente di me.
“Almeno una volta vorrei essere acqua.
Un’acqua calcarea e cattiva che corrode
dall’interno e scava nei polsi,
che non mi possano bere le mucche
né i polli né il tuo bambino
né possa starti nella bocca
fra i denti e sul palato.
Almeno una volta
vorrei essere inconsumata.”
E Valentina fa questo. Con parole liquide e solide insieme: affronta e non si arrende.
Parla di sé con sé, con proprio io. Ma anche con me e con te.
Con la condizione del femminile, con il Meridione, con i viaggi che si fanno e i treni che non si prendono.
Per volontà? Per voglia? Per rassegnazione? Chi può dirlo.
Abbraccia molte bambine interiori quando resta “ incosumata” dalla vita, eppure cresciuta.
“Gli andati
son scappati con poche cose
certi non avevano testa
di salire i gradini,
altri di crescere.
Difficile ammettere
il fallimento,
son tornati nella capanna sicura
in cui da bambini nascondevano
principesse e bugie”.
Fallimenti e errori possono mischiarsi a riscatti in poche righe. Ma il riscatto, esso stesso dico, è sopravvalutatati nella nostra educazione forse non più rispondente a chi siamo diventate.
Se bastasse restare ed essere nel qui e ora.
Ma esserlo per davvero. E goderne. Non senza ambizione ma attaccandoci e accorandoci al vero?
E se quei treni non presi o persi o andati, a vederli da lontano col biglietto consunto, non fossero stati davvero i nostri, ma solo quelli dei nostri avi?
Io non ho risposte, ma Valentina ha un sacco di domande.
A Natale torno giù, ma poi riparto. Che di vita e di vivere conosco solo questo modo qua.
Natalia Ceravolo
RSS - Articoli
E tu cosa ne pensi?