Adriatica di Massimo Gezzi è un romanzo, uscito per Gramma Feltrinelli, presentato all’ottantesima edizione del Premio Strega 2026 da Laura Pugno. Qui sotto un piccolo stralcio della motivazione:
«Qui, l’abilità poetica dell’autore sta nell’evitare ogni lusinga di consolazione, ogni seduzione del conforto. Quando tutto finisce, protagonisti e lettori, saremo in un altrove esploso, o in noi si sarà innescato appena un principio di cambiamento. Il lieto fine in letteratura, sembra dirci Massimo Gezzi, oggi come oggi forse è questo?»
Con questa motivazione la poetessa e scrittrice ha focalizzato in estrema sintesi la particolarità di questo romanzo: l’immersività narrativa che porta il lettore nel contesto di questa località, non luogo del marchigiano, dove la storia si sviluppa in una manciata di ore, tempo che costituisce il presente catartico, linea principale della narrazione nella quale gli accadimenti sono risolutivi per i personaggi principali.
Emilie e Tullio, una diciannovenne e un settantenne, sono i protagonisti di questa storia.
La ragazza ha una situazione a casa complessa, data da un rapporto acre con la madre alcolizzata e depressa; il padre le ha lasciate ormai da tempo e vivono sole, in una spirale di biasimi e accuse.
Tullio è solo, vive in modo modesto nella casa dei genitori ormai scomparsi, nulla è stato toccato, l’abitazione è un contenitore di ricordi del suo passato in cui ogni oggetto rappresenta una parte della sua vita mai dimenticata.
Emilie incontra di sera sulla spiaggia la sua migliore amica e tra birre e spinelli si confidano segreti celati, ma uno in particolare crea tra le amiche una frattura, e le due si separano nella notte con risentimento.
«Però mi stringe, e da queste mani sulla schiena passano tante parole che il mio corpo, non so come, sa tradurre.»
Tullio deve uscire di casa, deve camminare; una notizia, un necrologio da poche ore letto in strada su un cartellone, risveglia in lui ricordi lontani ma vivi. Lui ha conosciuto quella persona, l’ha amata, ha fatto parte della sua vita.
«Se nella sua vita era esistito quell’abbraccio, se si erano aggrappati insieme a quella roccia nel buio dell’acqua notturna, si era ripetuto molte volte, non avrebbe mai potuto avere paura…»
In questo peregrinare notturno Tullio incontra Emilie, e la luna, altra grande protagonista poetica di questa storia, come unica testimone osserva dal cielo l’incontro di queste due anime alla deriva, perse e sofferenti. Tra i due nascerà quella tenera intimità che capita solo quando due estranei provano specularmente alcune emozioni simili. I due si lasciano, le loro strade si dividono verso l’epilogo di una notte che li cambierà per sempre.
«Quanti segreti altrui custodiamo, senza neanche saperlo?»
La struttura del romanzo in capitolo alternati, quelli di Emilie scritti in prima persona singolare e quelli di Tullio in terza, crea una vibrante tensione che non abbandona mai il lettore; la parte di Tullio è la più trainante, strutturata e più articolata. L’analessi dona spessore e caratterizza questo personaggio con maggior efficacia rispetto al vissuto di Emilie, alle prese con il disagio dell’adolescenza e con i problemi famigliari.
I temi fondanti di questo testo sono la solitudine, l’incomprensione, ma anche la discriminazione e il razzismo. Il fascino di due anime fuggitive da sé stesse e dal mondo che si incontrano in una notte è la colonna portante di questo romanzo, ma non solo: la prosa di Gezzi e la storia da lui narrata, cosi immersiva, fanno sì che, a distanza di giorni, nel lettore riecheggi il passato e il futuro di questi due personaggi anagraficamente agli antipodi, ma uniti dalla sofferenza di vivere, nel soffocante buio della solitudine, gli attimi più importanti di una vita.
Caterina Incerti
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