È il secondo libro scritto da un docente e candidato al premio Strega che decido di leggere e recensire quest’anno per exlibris20. Il primo è stato L’invenzione del colore di Christian Raimo. Ed eccomi ora alle prese con Vento in faccia di Marcello Cantoni. Devo ammettere che entrambe le letture mi hanno regalato lacrime e sorrisi, ed entrambe sono state una bella scoperta, per vari motivi. Due libri assai diversi, ma che in fondo hanno molto in comune, perché entrambi parlano di scuola, di crisi, di ribellione, di rinascita, di conflitti, dell’ieri e dell’oggi.
Di questo libro ho amato la scorrevolezza, la leggerezza con la quale lo si legge senza stancarsi e senza perdere mai il filo. Ho amato l’andirivieni della narrazione, tra il presente ed il passato, ho amato le tante citazioni musicali e letterarie che contiene, i dialoghi veraci, l’ironia e la metafora della vita come un incontro di boxe che fa in un certo senso da cornice all’intero romanzo. Dal primo al sesto round, dal momento in cui ci si studia con gli avversari, al momento in cui si scende dal ring, possibilmente a testa alta, Tito Rivolta, il protagonista, racconta come ha affrontato e come affronta ancora la sua vita, senza dare mai nulla per scontato. L’esistenza gli ha imposto di incassare colpi, di sentire tutta la solitudine di fronte alle proprie paure, ma anche di rialzarsi e trovare strategie per andare avanti, round dopo round. Il nome, in tal senso, è significativo ed evocativo del suo passato.
È un libro che racconta moltissimo di ciò che avviene a scuola, in classe, con ragazzi sempre più fragili, spavaldi, ma impreparati difronte ad una società assai complessa e a problemi che, alla loro età, sembrano insormontabili. Il docente Tito Rivolta come può essere loro d’aiuto? L’uomo Tito Rivolta la risposta non ce l’ha e probabilmente la classe è il luogo che meglio gli permette di capire che non ci sono strade già pavimentate o pagine già scritte da seguire, che ci sono delle guide, certo, dei sentieri che aiutano, ma che poi ognuno deve “buttarsi senza paracadute, sentire il vento in faccia”
Quello che può fare, come docente, è accendere una luce, due luci, tre luci e preparare al meglio il loro cammino, illuminandolo certo, ma anche riscaldandolo, con l’empatia e l’amore, rendendolo sicuro, con l’autorevolezza e, infine, interessante, fornendo stimoli e spunti critici.
“Eccolo il lato migliore di questo lavoro misterioso, che non è un semplice impiego, ma assomiglia più a un viaggio esplorativo all’interno degli altri e di sé stessi, un viaggio carico di conflitti che alla fine ti cambia e che, se fatto con sincerità, ti ripaga di tutta la fatica fatta”
Sono ancora un’eccezione nella scuola i docenti come Tito Rivolta o sono, ormai, la norma? Me lo chiedo spesso, perché anch’io vivo la scuola quotidianamente, ma soprattutto perché c’è qualcosa che ultimamente torna e ritorna nelle storie che riguardano la scuola. Ci sono romanzi, serie TV e film che provano a raccontarla e quasi sempre il personaggio principale è un/una docente “stravagante” diciamo così, fuori dal contesto, che per entrare in empatia con i ragazzi è costretto/a a fronteggiarli e/o aiutarli anche al di fuori dell’aula, più che a studiare, a riempire vere e proprie voragini emotive e educative. Ma soprattutto questo personaggio deve allontanarsi da un intero sistema-scuola che sembra remargli contro: colleghi convinti che regole ferree, disciplina e autorità severa siano le migliori cure a tutti i mali; burocrazie stantìe vissute più come ostacoli che come ordine, un mondo che sembra fermo all’età della pietra, incapace di adeguarsi ai tempi, che andrebbe smontato pezzo dopo pezzo, per salvare il salvabile. Il “docente-supereroe” chiamo questa figura, a metà tra il mitologico ed il reale, e mi piace ovviamente pensare che esista davvero, ma la domanda è e rimane: sarà poi proprio così? La mia non vuole essere una critica a questo tipo di narrazione sulla scuola, ma una semplice constatazione. Dopodiché, ho amato molto le pagine di questo romanzo in cui è esattamente questo tipo di docente, un po’ stereotipato, che viene fuori. Inoltre, molto spesso, a casa propria, questo docente-supereroe si trasforma, si toglie l’armatura, la corazza o il costume e torna ad essere l’uomo/la donna che deve fare i conti con la propria vita, passata e presente, con scelte, grandi o piccole, con la famiglia, gli amici e tutte le delusioni, i fallimenti e le difficoltà, ma anche con le sofferte conquiste e le piccole vittorie e soddisfazioni quotidiane.
La scuola viene raccontata come il luogo della conflittualità per eccellenza e, a ben pensarci, è proprio questa la ragione per cui ben si adatta al paragone con la vita stessa, in tutte le sue sfaccettature. Le stesse identiche condizioni di conflittualità che trova a scuola, Tito Rivolta le ha vissute a casa propria, con un padre che definisce “stronzo”, una sorella che ha scelto una vita diametralmente opposta alla sua e quando, come ogni essere vivente sulla Terra, ha dovuto affrontare la sconvolgente transizione tra la fanciullezza e l’età adulta. Dunque, cosa può insegnare ai suoi studenti uno come Tito Rivolta? “A non arrendersi. A tenere lo sguardo all’orizzonte. A credere che sia tutto ancora possibile. Finché c’è il vento a tenerti su”.
Antonia Frascione
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