Il mondo dell’editoria è stato sempre circondato da un alone di mistero, un “luogo” inarrivabile, sia per chi desidera diventare scrittore sia per chi sogna di lavorarci come editor o ufficio stampa o altro. Forse, potremmo dire, ieri più di oggi. Il web e, soprattutto i social, hanno reso più vicine le case editrici ai lettori e agli appassionati. Sicuramente è più facile trovare un indirizzo a cui spedire un manoscritto, o anche una mail. Le case editrici si promuovono quotidianamente; alcuni editor sono avvicinabili grazie anche alla presenza sui social o a una maggiore partecipazione a eventi pubblici. Ma per un certo tipo di editoria, quella dei grandissimi numeri, rimane ancora l’idea di un luogo non facilmente accessibile, nonostante i cambiamenti che mi appresto a raccontare.

Personalmente parlerei di cambiamenti graduali di dieci anni in dieci anni, a partire dagli anni ’80: il paese Italia veniva fuori da un periodo di trasformazioni in cambio sociale e culturale; c’erano sempre più laureati e la cultura stava iniziando la sua trasformazione verso il pop. Un passaggio lento che oggi è diventata una vera e propria mutazione, ma questa è un’altra storia.

Gli anni Ottanta del Novecento e il premio Calvino

Negli anni ’80 si parla timidamente di esordi; in Einaudi Italo Calvino si dedica alle nuove narrazioni e “scopre” Andrea De Carlo. Dopo la morte di Calvino, nel 1985 a Torino nasce il Premio Calvino grazie all’antropologa Delia Frigessi e a un gruppo di estimatori e di amici dello scrittore tra cui Natalia Ginzburg, Norberto Bobbio, Lalla Romano, Cesare Segre, Massimo Mila e altri ancora; l’intento del premio era ed è di scoprire nuovi autori in pieno spirito calviniano. Il Premio Calvino, gestito dalla rivista L’Indice dei libri del mese, è sicuramente uno dei più importanti d’Italia per la scoperta e la selezione di esordienti. Negli anni il Premio è stato anche una vetrina per futuri autori che non vinsero nell’anno in cui si presentarono come ad esempio Susanna Tamaro nel 1989, Francesco Piccolo nel 1994 (anno in cui vince Mario Giorgi) o Antonella Cilento nel 1998 o, più recentemente, ancora Domenico Dara nel 2013.

Negli anni ’80 quando si affermava un esordiente era spesso considerato un fenomeno, perché raro, soprattutto se pensiamo alle case editrici più conosciute.

Nel 1980 esce per Feltrinelli Altri libertini di Pier Vittorio Tondelli dopo un lavoro di editing insieme all’editor della casa editrice che lo cercò per pubblicare il libro, Aldo Tagliaferri. Il libro fu subito un successo di pubblico, ma ancor di più dopo l’episodio giudiziario di cui fu protagonista. Il Procuratore generale de L’Aquila ordinò il sequestro del libro per oscenità e oltraggio della pubblica morale, a causa della denuncia presentata da un privato cittadino offeso dalla presenza di bestemmie e immagini da lui considerati forti o, comunque, non usuali agli occhi della morale comune dell’epoca. Alla fine il processo si concluse con l’assoluzione.

Nel 1986 Tondelli cura una raccolta di racconti di Giovani under 25 inizialmente pubblicata dalla casa editrice Il lavoro editoriale fondata da Massimo Canalini, Ennio Montanari e Giorgio Mangani che l’anno successivo diventa la nota casa editrice Transeuropa. La casa editrice marchigiana si occupa delle nuove generazioni di scrittori e, tra gli autori pubblicati nella prima fase iniziale, ci sono Pino Cacucci, Gabriele Romagnoli, Giuseppe Culicchia, Silvia Ballestra, poi successivamente – negli anni ’90 – Marco Mancassola, Davide Bregola, Cristiano Cavina, Simone Battig ed Enrico Brizzi. Quest’ultimo per i tipi di Transeuropa pubblicò la prima edizione del libro cult Jack Frusciante è uscito dal gruppo nell’agosto del 1994 con una prima tiratura di trecento copie, arrivando a venderne oltre 50 000 e diventando il bestseller della casa editrice. Successivamente il libro fu pubblicato da Baldini&Castoldi e poi da Mondadori arrivando a vendere oltre un milione e duecentomila copie e a essere tradotto in ventiquattro paesi. Un fenomeno, insomma.

Nel 1991 Transeuropa giunge a un accordo con Mondadori per pubblicare negli “Oscar Originals”, collana che accoglie nuovi autori, alcuni degli autori da loro scoperti e pubblicati come Silvia Ballestra con La guerra degli Antò; anche Compleanno dell’iguana viene pubblicato, contemporaneamente, da Transeuropa e Mondadori.

Altro fenomeno letterario di quegli anni, precisamente del 1989, Volevo i pantaloni di Lara Cardella. Nel caso della Cardella l’editor alle sue spalle era un giovanissimo Antonio Franchini. La Mondadori aveva lanciato un concorso chiamato Cercasi scrittore e fu scelto il libro di questa giovane siciliana che presentò un romanzo, parzialmente autobiografico, in cui racconta la situazione di un’adolescente costretta nelle restrizioni mentali e culturali della Sicilia di quegli anni. Il romanzo ottenne un inaspettato successo, diventando un vero e proprio fenomeno di costume, arrivando a vendere oltre due milioni di copie e a essere tradotto in diversi paesi europei ed extraeuropei. 

Un altro fenomeno, come dicevo; ma mentre Brizzi faceva parte di un percorso di ricerca che era proprio della casa editrice che l’aveva pubblicato, il libro della Cardella veniva pubblicato con la più famosa Mondadori perché quest’ultima aveva deciso di aprire le proprie porte a chi solitamente non aveva accesso a quel mondo.

Appunti: Il Premio Calvino rimane uno dei più prestigiosi a cui inviare il proprio romanzo nel cassetto. Il Premio scade ogni anno a fine ottobre e qui trovate le informazioni. Altri premi da tenere d’occhio: quello della casa editrice Neri Pozza le cui scadenze sono cambiate quest’anno causa COVID: per tenersi aggiornati, andate qui. Un Premio nato negli ultimi anni è il DeA Planeta: ogni anno la casa editrice premia un’opera inedita di narrativa, che viene pubblicata in Italia presso DeA Planeta, in Spagna e America Latina presso editori del gruppo Planeta, e tradotta in inglese e francese. Poi c’è il Premio Internazionale Città di Como aperto a opere di ogni genere letterario e si suddivide in 3 sezioni (testi editi, inediti e multimediali). 

Gli anni Novanta del Novecento e le riviste letterarie

Negli anni ’90 nascono editorialmente scrittori che nel tempo sono diventati molto popolari, spesso “scoperti” da editor che hanno intuito le potenzialità della scrittura. Tra questi ne cito due: Susanna Tamaro e Alessandro Baricco. Sempre in quegli anni, nel 1996, si presentano sulla scena editoriale i cannibali. una serie di scrittori che si rifanno al film Pulp fiction di Quentin Tarantino. Niccolò Ammaniti, Luisa Brancaccio, Alda Teodorani, Aldo Nove, Daniele Luttazzi, Andrea G. Pinketts, Massimiliano Governi, Matteo Curtoni, Matteo Galiazzo, Stefano Massaron e Paolo Caredda sono gli autori dell’antolologia Gioventù cannibale curata da Daniele Brolli che, insieme ad altri autori nati in quegli anni (come Tiziano Scarpa, Giuseppe Caliceti, Isabella Santacroce), raccontano di orrori metropolitani con tanto sangue, di violenza, di pulp ma anche di trash splatter; una rappresentazione del reale senza filtri. In quegli anni il dibattito su questa nuova letteratura è proseguito a lungo. Ricordo di un seminario tra scrittori voluto e organizzato da Alessandro Baricco presso la Scuola Holden di Torino (24-26 maggio 1996) in cui gli scrittori protagonisti e non, cercavano di capire se Pulp fiction di Tarantino avesse determinato un vero cambio nella narrazione sia essa narrativa che cinematografica. Ho ritrovato in rete un interessante articolo di Giulio Mozzi in cui racconta di quel seminario e di tutti gli altri che si susseguirono e delle varie posizioni che il mondo culturale e letterario prese sul quel mondo di scrivere pulp.

Gli esordienti quindi non sono più delle rarità, ma iniziano a essere “interessanti” (economicamente) per il mercato editoriale. Nascono due nuovi “luoghi” di osservazione per aspiranti esordienti: le riviste letterarie e le scuole di scrittura. In quegli anni nascono riviste come Il Maltese, ‘tina, Fernandel, Il paradiso degli orchi che, come dice Piersandro Pallavicini nel suo libro Riviste anni ’90. L’altro spazio della nuova narrativa, si tratta di “testate realizzate con pochi mezzi e tanta buona volontà, ma subito abitate dall’ambizione di diventare autentici prodotti da libreria. Riviste prodotte da redazioni disponibili a leggere, discutere e pubblicare i materiali proposti da un’orda sempre più consistente di “aspiranti esordienti”. Queste riviste erano coordinate da scrittori ed erano sicuramente lette dagli addetti ai lavori che si trovavano una parte del lavoro già fatta: la selezione, l’editing, la visione di un possibile futuro autore. Tra queste riviste Pallavicini cita anche la nostra exlibris che aveva una collana di racconti inediti dal titolo UPUPA ideata e curata dallo scrittore Simone Battig (ritornata online qualche anno fa). E vorrei anche ricordare una rivista, molto popolare e spesso poco considerata in un ambiente letterario più colto, ovvero Inchiostro, fondata da Giampiero Dalle Molle; un’idea di rivista con racconti scritti dal pubblico, un’idea antesignana dei blog letterari.

Mentre le riviste letterarie erano diventate uno strumento utile per cercare nuove voci, le scuole di scrittura erano ancora “sotto osservazione” dagli addetti ai lavori. Negli anni ’90 nascono le prime scuole di scrittura nate prendendo spunto dall’esperienza americana. Nel 1994 nasce a Torino la scuola di scrittura che oggi, dopo venti anni di attività, è la prima a essere diventata università con un triennio tutto dedicato alla scrittura appunto (qui per ripercorrere la storia delle scuole di scrittura in Italia). Gli scrittori iniziano a frequentare le scuole di scritture come insegnanti, e così anche gli editor, ma ancora il mantra è “il talento non si insegna” (pensiero che condivido anche se penso che lo si possa allenare: d’altronde quando un editor aiuta un autore a rivedere il proprio testo, lo sta allenando!) e soprattutto si ha paura dell’omologazione, dell’idea che gli allievi possano scrivere tutti come il proprio maestro. Se frequentate qualche scuola di scrittura, vi renderete conto che tutte queste “paure” oggi sembrano sparite.

Negli anni ’90 aumentava il numero degli autori esordienti; il desiderio di poter essere il nuovo Brizzi o il nuovo Baricco iniziava a essere un aspirazione per chi aveva sempre amato scrivere. L’interesse delle case editrici verso un nuovo che potesse diventare un potenziale fenomeno editoriale era sempre più forte tanto che anche il più famoso premio letterario, lo Strega, inserisce nel 1996 un’edizione riservata agli esordi. A vincere quell’edizione fu un allora giovane e sconosciuto Alessandro Barbero con Bella vita e guerre altrui di Mr Pyle, gentiluomo, edito da Mondadori. Oltre Barbero, come riporta un vecchio articolo del Corriere della Sera, ci sono “la bruna esordiente Melania Mazzucco, che ieri sera non tradiva alcuna emozione e seguiva lo spoglio con una impassibilità non dimostrata, nelle altre edizioni, da scrittori ben più navigati di lei. Trentenne è Giulio Mozzi che fa il commesso di libreria a Padova ed è al suo secondo libro, trentasettenni sono Alessandro Barbero e Sandro Veronesi. Giovani composti e consapevoli: non sembravano attanagliati dai dubbi, né preda dell’ansia.”

Altra esperienza importante nata nel 1993 è RicercaRE, una manifestazione che anticipa la diffusione degli anni 2000 dei pitch letterari. RicercaRE, il laboratorio di nuove scritture, nacque a Reggio Emilia ed ebbe vita dal 1996 al 2004. Il progetto era a cura di Nanni Balestrini e di Renato Barilli, con l’aiuto dell’editore Ivano Burani e dello scrittore Giuseppe Caliceti (a cui in seguito si aggiungeranno altre figure come Tommaso Ottonieri, Silvia Ballestra, Angelo Guglielmi Piergiorgio Paterlini, Giulio Mozzi, Laura Lepri, e altri ancora). Erano incontri in cui autori di testi in prosa o in poesia si presentavano a un pubblico di esperti – critici, docenti universitari, editor, editori, scrittori e giornalisti – ma anche ad un pubblico di semplici appassionati, per leggere dei brani inediti dei loro lavori recenti, accettando di essere subito sottoposti alle più spietate analisi critiche.

Appunti: Le riviste letterarie sono tornate protagoniste negli ultimi anni, il numero di quelle attive oggi è molto elevato perché possono essere sia cartacee che online. La rivista Il libraio ha dedicato un articolo a tutte queste riviste che si occupa di pubblicare inediti, mappandole e raccontandole per gli interessi e i curiosi. Altri due articoli interessanti sono stati scritti da Alessandra Minervini: Alla scoperta delle migliori riviste letterarie di tutto il mondo e Guida alle riviste letterarie e agli inserti culturali italiani.

Gli anni Duemila e i pitch letterari

Nei primi dieci anni del Duemila nasce una micro e piccola editoria di qualità; le scuole di scrittura non sono più viste come il male, ma come potenziali coltivatori di talenti; il web è il nuovo spazio di espressione per tanti aspiranti scrittori che aprono blog letterari; nascono i primi pitch letterari; ma, a mio parere, un evento che porta a un vero cambiamento da parte dell’editoria sull’atteggiamento nei confronti degli esordienti è la vittoria di Paolo Giordano del Premio Strega. Nel 2008 il giovane fisico Paolo Giordano esordisce con La solitudine dei numeri primi, l’editor che lo “scopre” è il già noto Antonio Franchini. Sempre in quell’anno viene presentato allo Strega e vince. Prima di lui l’impresa era riuscita solo a Flaiano nel 1947, a La Capria nel 1961 e a Barbero nel 1996, anche se quest’ultimo aveva vinto in una edizione riservata agli scrittori giovani. Paolo Giordano vende in Italia oltre due milioni di copie e viene tradotto in 40 Paesi stranieri.

La ricerca del nuovo Giordano è il terreno favorevole per la nascita e il successo dei pitch letterari, ispirati dalle writers’ conference americane che includono nell’offerta anche le sessioni di pitch tra editor/agenti e aspiranti scrittori. Nel 2006 nascono due esperienze importanti: una al nord all’interno delle Scuola Holden, Esor-dire (a cura di Giorgio Vasta e Marco Peano); e una al sud all’interno del Women’s Fiction Festival di Matera, la Borsa del libro. La modalità di partecipazione molto simile per i due progetti: una selezione interna sceglie gli aspiranti autori che presentano il proprio testo davanti a editor di case editrici che hanno accettato di partecipare al pitch. Ogni editor ha la possibilità di dare i propri pareri agli aspiranti scrittori, ogni aspirante scrittore ha la possibilità di incontrare un addetto ai lavori. Da questi incontri possono nascere dei progetti letterari veri e propri. In Esor-dire si aggiungeva una parte pubblica in cui gli esordienti scrittori leggevano i loro testi davanti a un pubblico che poi era invitato a votare per dare un premio in denaro. Alcuni autori passati da Esor-dire negli anni: Michela Murgia, Luca Ricci, Giuseppe Catozzella, Federica Manzon. Alcuni autrici passate da Women’s Fiction Festival negli anni: Giuseppina Torregrossa, Gabriella Genisi, Cristina Cassar Scalia. Il progetto Esor-dire non è più attivo, mentre la Borsa del libro del Women’s Fiction Festival continua la sua attività; quest’anno si è arrivati alla quindicesima edizione che si terrà dal 23 al 26 settembre sempre a Matera.
Negli anni sono nati altri progetti simili che mettono in evidenza quell’atteggiamento più aperto da parte del mondo dell’editoria alla ricerca di nuove voci rispetto a un tempo. Ne segnalo due ancora attivi: 8×8 – Si sente la voce e Io scrittore.

Sulla nostra rivista abbiamo dedicato un’intera rubrica all’esordio Perunalira a cura di Alessandra Minervini: ogni mese parliamo di scrittura attraverso la lettura di un esordio.

Altri cambiamenti sono in atto nel mondo dell’editoria. Ma il nostro viaggio per ora termina qui.

Lea Iandiorio