Presentazione

«Verso i trent’anni credevo» scrive Borges, «che la bellezza fosse privilegio di pochi autori; oggi so che è comune e che sta in agguato nelle pagine casuali di uno scrittore mediocre o in un dialogo di strada». La bellezza è una casualità, un coup de dés, una coincidenza. La bellezza sta nel riconoscersi, inaspettatamente, nello sguardo di uno sconosciuto, nel ritrovare se stessi in una sequenza lontana di parole straniere, parole pronunciate e poi dimenticate per sempre, parole abbandonate, parole riscoperte. Parole che aspettano di essere lette per travolgerci con la loro bellezza.

La letteratura può servire proprio a farci scontrare con la bellezza, può servirci per imparare a individuare il bello, ad apprezzarlo. E quindi, per tornare all’affermazione di Borges: dove si trova la bellezza in letteratura? Si palesa solo nelle grandi opere o si cela nelle pagine meno sfogliate, nell’attesa di essere riconosciuta? Da questi interrogativi nasce la nostra rassegna. Partendo da Pascoli e D’Annunzio, poeti da cui prende avvio una lunga stagione all’insegna di conferme e smentite, di sconvolgimenti e ritorni all’ordine, per giungere infine alla deriva postmoderna di Tondelli. Tra questi estremi troveremo le rivoluzioni delle avanguardie storiche e della neoavanguardia, la ricerca psicologica di Svevo e Pirandello e il neorealismo del dopoguerra, gli ultimi decadenti e lo strutturalismo calviniano, i brevi versi liberi di Ungaretti e l’esuberanza dell’ipersonetto zanzottiano. E ancora l’espressionismo di Gadda, i blocchi poetici di Rosselli, l’intimità di Natalia Ginzburg e il rigore scientifico di Primo Levi… Cent’anni di autori per un Novecento italiano.

Uomini e donne, scrittrici e scrittori: reali, fatti di carne e di sangue, di grandi virtù e piccole meschinità (e viceversa). Ma cosa ne rimane? Una breve trama testuale, uno spartito di parole, che siano in versi o in prosa. Seguiamo una traccia, legati al filo d’Arianna delle parole, che si srotola tra le stanze e i corridoi di un labirinto senza entrata e senza uscita: quello della letteratura. Sarà proprio la bellezza il nostro minotauro?

La letteratura è un fenomeno interstiziale, minore. Scorrendo sui bordi, accompagna l’uomo sin dall’antichità, e inesorabilmente continua ad accadere: vivendo e illuminandosi di piccoli istanti. Insignificanti porzioni di testo, passages dove, per poco, sembra riaccendersi la brulicante e misteriosa materia di cui si compone. Da qui, la scelta di provare a sondare le pieghe di questi interstizi. Degli autori proposti si cercherà, dove possibile, di attraversare le geografie meno transitate, i luoghi ai margini: la scrittura in minore.

Nel XXIV canto del Purgatorio, Dante sta per lasciarsi alle spalle, tra le anime degli altri purganti, l’indimenticato amico Forese Donati, che è stato suo compagno di “ragionamenti” d’amore, di burle e della celebre tenzone. In quel saluto, la scrittura del poeta si condensa in un attimo di struggente intimità, e in due endecasillabi rivela la spontaneità di un saluto fraterno: «Forese, e dietro meco sen veniva, / dicendo: “Quando fia ch’io ti riveggia?”». La bellezza del verso, in questo caso, si concretizza nel dramma di una distanza incolmabile, tra la vita e la morte. La domanda di Forese mostra come il valore della letteratura sia anche quello di intercettare momenti di ineluttabile normalità, estrapolando tutta la meraviglia che in essa si nasconde.

Quello che tenteremo di fare, grazie ai tanti collaboratori che hanno preso parte al progetto, sarà di offrirvi un breve momento intimo con un’opera del Novecento italiano. Sarà un incontro fuori dal tempo, estemporaneo come lo è la letteratura. Sarà un incontro inaspettato, perché nella nostra selezione abbiamo evitato le grandi opere. Sarà un incontro emozionante: ognuno di noi vi presenterà solo gli autori con cui è entrato in connessione profonda, e ci concentreremo sui testi in cui abbiamo ritrovato noi stessi. Cercheremo, infine, di trasmettervi lo stupore da cui siamo stati travolti.

Perché la letteratura ci indica da dove veniamo e in che direzione ci muoviamo, ci rende parte di una comunità, instaura connessioni profonde tra individui: ci rende, in poche parole, esseri umani.

Questo è il nostro invito ufficiale. Speriamo di ritrovarvi qui, ogni giovedì, pronti a intraprendere con noi il cammino nel Novecento italiano: un percorso lungo, ramificato e pieno di scoperte.

Enrico Bormida e Andrea Borio

Sommario

  1. Giovanni Pascoli
  2. Gabriele D’Annunzio
  3. Guido Gozzano
  4. Antonia Pozzi
  5. Il Futurismo
  6. Aldo Palazzeschi
  7. Italo Svevo
  8. Luigi Pirandello
  9. Federigo Tozzi
  10. Dino Campana
  11. Camillo Sbarbaro
  12. Vittorio Sereni
  13. Giuseppe Ungaretti
  14. Salvatore Quasimodo
  15. Umberto Saba
  16. Grazia Deledda
  17. Alberto Moravia
  18. Cesare Pavese
  19. Beppe Fenoglio
  20. Elio Vittorini
  21. Vasco Pratolini
  22. Eugenio Montale
  23. Carlo Emilio Gadda
  24. Mario Luzi
  25. Leonardo Sciascia
  26. Giorgio Bassani
  27. Mario Soldati
  28. Primo Levi
  29. Italo Calvino
  30. Dino Buzzati
  31. Giorgio Manganelli